Potere Pirata
Ottobre 26, 2009 at 12:32 pm | In Il nuovo mondo | Leave a Comment
Articolo pubblicato su D – La Repubblica delle Donne di Sabato 24 Ottobre, 2009
MOVIMENTI
Potere Pirata
Il partito dei “liberatori del web” è l’ultima grande novità politica. In tutta Europa meno che in Italia. Ecco perché. Con una mappa di tutte le formazioni europee
Uno spettro si aggira per l’Europa e non è il comunismo, ma il Partito Pirata. Dopo l’exploit svedese delle elezioni europee (7,1% e un candidato eletto), buoni risultati sono arrivati dalle politiche tedesche: quasi un milione di preferenze, il 13% tra gli elettori al primo voto, per lo più maschi e “nerd”. E così, dopo anni di sconfitte e disorganizzazione, la galassia delle formazioni inizia a espandersi: Francia, Inghilterra, Austria, Danimarca e Spagna possono già contare su partiti registrati, pronti a presentare liste autonome alle prossime consultazioni. E a far leva, come in Svezia e Germania, su una protesta giovanile crescente per le tante leggi oscura-Internet approvate di recente. In Italia, invece, non esiste ancora un Partito Pirata ma un’associazione che segue le orme dei precursori svedesi: alle Europee ha candidato un rappresentante tra le fila di Sinistra e Libertà, senza molto successo ma con la valutazione, a posteriori, che resta ancora molto da fare sia sul piano culturale che politico. “Il Partito Pirata Italiano (PPI) viene percepito come l’iniziativa di qualche opportunista disposto a cavalcare il fenomeno del file sharing – ha commentato Alessandro Bottoni, il leader del movimento candidato alle ultime elezioni – o come una goliardata portata avanti da un gruppo di ragazzini. Questo anche a causa di un nome che vorrebbe essere una provocazione, ma che viene letto da molti come un manifesto dell’illegalità”. Continue reading Potere Pirata…
Nirvana per tutti
Ottobre 12, 2009 at 7:41 pm | In Il nuovo mondo, Media | Leave a Comment
Articolo pubblicato su D – La Repubblica delle Donne di sabato 10 ottobre 2009
Nirvana per tutti
Band e poeti del movimento indie? Oramai sono assimilati e amati da qualunque pubblico. Ma allora, qual è il ruolo degli (ex) artisti indipendenti?
di Nicola Bruno
L’indie è morto, viva l’indie. Cosa resta del movimento che, diversi anni fa, prometteva di dare uno scossone al mondo dell’arte e della cultura? È ancora vivo e vegeto sulla scena underground oppure, nel momento in cui ha ceduto alla tentazione del trendy, si è avviato verso un lento declino?
Dopo tanto sottobosco (le sue radici affondano nella cultura hippie e punk), l’indie ha conosciuto un improvviso successo agli inizi degli anni ‘90. Non solo nella musica, ma anche nel cinema, nella letteratura, nel giornalismo, nel design, fino a diventare una filosofia di vita (all’insegna del fai-da-te creativo e di un fiero spirito anti-corporate) e una moda di massa: jeans strettissimi, All Star colorate e walkman alle orecchie, magari ascoltando a tutto volume Slanted and Enchanted (album d’esordio dei Pavement, una pietra miliare per gli indie duri e puri).
Disco che, non a caso, dà il titolo anche all’ultimo libro di Kaya Oakes, Slanted and Enchanted. The Evolution of Indie Culture (Holt Paperbacks). L’autrice ha vissuto in prima persona tutte le fasi del movimento: ha pubblicato poesie per case editrici indipendenti, diretto un’eclettica rivista ormai chiusa (la pluripremiata Kitchen Sink) fino a diventare docente a Berkeley. Anche lei, insomma, è un po’ l’emblema dell’alternativo che si è fatto mainstream. A quale prezzo?
Continue reading Nirvana per tutti…
Politics Busting – Fotomontaggi sovversivi
Ottobre 12, 2009 at 7:40 pm | In Il nuovo mondo | Leave a Comment
Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il manifesto del 10 ottobre 2009
Fotomontaggi sovversivi
Dall’Obama-Joker al Berlusconi ritoccato, le immagini manipolate dagli utenti si propagano in rete e arrivano nelle piazze. Una nuova arma di “guerriglia digitale” che cambia le regole della comunicazione politica
«Non si arrabbia, il Cavaliere, per quel mare di immagini satiriche che viaggiano sulla rete, e che lo vedono protagonista. Anzi. In una conferenza stampa tenuta oggi, in cui spazia tra argomenti serissimi – dal vertice europeo di Nizza alle prossime elezioni – Silvio Berlusconi non si sottrae alle domande di chi gli ricorda il suo attuale ruolo di involontaria star internettiana. E la risposta non si fa attendere: i migliori riceveranno ‘premi importanti’, anche perché ‘confermano – dice con un largo sorriso il leader di Forza Italia – il successo della nostra campagna di comunicazione’».
Correva l’anno 2000, gli editti bulgari erano ancora storia a venire, e così La Repubblica sintetizzava la conferenza stampa in cui «l’involontaria star internettiana» dimostrava di saper apprezzare gli «sfottò elettronici» scatenati dai suoi cartelloni 6×9, i cui slogan erano stati ribaltati in «Più tosse per tutti», «Meno cerone per tutti» e via dicendo.La mania di “photoshoppare” i manifesti elettorali era appena scoppiata in Italia: un elemento di novità che di lì a pochi anni sarebbe diventata una costante di tutte le campagne elettorali, quando migliaia di utenti si divertono a parodiare, remixare e capovolgere i messaggi degli slogan elettorali. E’ quello che lo studioso Derrick De Kerckhove definisce politics busting , ovvero “sovvertire la politica” attraverso il ricorso a software digitali e alla propagazione virale online. Come è successo nell’ultima campagna elettorale statunitense che ha visto migliaia di blogger sfidarsi a colpi di Sarah Palin deturpate e Obama-Superman. Fino al clamoroso caso di Shepard Fairey, il cui poster Hope è diventato il simbolo raggiante dell’ascesa di Obama alla Casa Bianca, distribuito in milioni di copie online e offline.
Continue reading Politics Busting – Fotomontaggi sovversivi…
La cultura virale secondo Bill Wasik
Ottobre 4, 2009 at 7:50 pm | In Il nuovo mondo | Leave a Comment
Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 03 Ottobre 2009
La fabbrica dei virus
Dall’ideatore del primo flash-mob, Bill Wasik, arriva un libro che racconta dall’interno la nascita (e le degenerazioni) della cultura virale online. Dai contenuti generati dal basso alla pubblicità, passando per la politica e l’informazione.
di Nicola Bruno
L’appuntamento era per il 17 Giugno 2003 davanti ai grandi magazzini Macy di Manhattan. Le indicazioni ricevute via mail da un tale “Bill” erano poche, ma dettagliate: arrivare alle ore 17:27, non un minuto in più, né uno in meno; salire al reparto “casa” e circondare un tappeto da 10.000 dollari; se interpellati da un commesso, ripetere tutti la stessa formula («Viviamo in una comune fuori New York, vogliamo acquistare il tappeto dell’amore»); alle ore 17.37 sciogliere le fila e disperdersi.
Continue reading La cultura virale secondo Bill Wasik…
Orwell vs. Gladwell
Settembre 29, 2009 at 8:10 pm | In Il nuovo mondo, Media | Leave a CommentIn And then there’s this. How stories live and die in a viral culture, recente libro di Bill Wasik (l’ideatore del primo flash-mob – ne parliamo su Chips&Salsa di sabato prossimo), c’è un’interessante tabella, in cui si confronta la teoria del controllo di George Orwell, con quella più pop e recente di Malcom Gladwell, autore di successo di saggi su come diventare persone di successo – un paradosso che la dice lunga sulla cultura contemporanea.
Come dire, tra le due scegliere non saprei…
Distopia di Orwell |
Distopia di Gladwell |
| Il comportamento umano può essere predetto e perciò gestito, con risulati pericolosi | Il comportamento umano può essere predetto e perciò gestito, con risultati affascinanti |
| La psicologia di massa è utilizzata per controllare milioni di persone | Milioni di persone comprano libri su come utilizzare la psicologia di massa |
| Il Grande Fratello ti sta osservando | Il Grande Fratello sei tu |
Realware: Web al quadrato e Realtà Aumentata
Settembre 26, 2009 at 11:31 am | In Il nuovo mondo | Leave a Comment
Ormai se n’è accorto anche Tim O’Reilly: non ha più senso parlare di Web 2.0 (neologismo di successo da lui inventato cinque anni fa), stiamo entrando nell’era del “Web al quadrato” (squared). Ne parlo in questo articolo per Corriere.it.
Non credo che Web squared avrà la stessa fortuna di Web 2.0, anche se si tratta di una bella metafora per quella Realtà Aumentata che si candida ad essere la buzzword dei prossimi mesi.
Insieme a Carola, ne abbiamo parlato sul numero di Chips&Salsa/Il manifesto in edicola oggi. Lei si è concentrata sul mondo delle applicazioni mobili, mentre io ho parlato di scenari più futuristici: quel “sesto senso” impiantato direttamente sul corpo umano a cui stanno lavorando in diversi centri di ricerca.
Software e hardware evoluti stanno dando vita ad una nuova dimensione della realtà: la chiameremo Realware?
———————-
Oltre ogni gadget, ecco il “sesto senso”
In una delle scene iniziali di Fight Club, Edward Norton si aggira nel proprio salone spiegando agli spettatori la sua ossessione per il “nido Ikea”. Mentre la telecamera fa la sua panoramica, su ogni cassettiera, lampada e divano vediamo sovrapporsi nomi, descrizione e prezzo: la realtà ridotta a catalogo Ikea.
Non dovremo attendere molto perché la geniale trovata di David Fincher sbuchi fuori dagli schermi e inizi ad invadere anche la nostra realtà. Ricreando scenari a cui da tempo ci ha abituato molta cinematografia (da Blade Runner a Minority Report).
Qualche mese fa il MIT di Boston ha diffuso un video di presentazione del progetto “Sixth Sense” in cui si vede un ragazzo entrare in una libreria, scegliere un libro e, grazie ai sensori installati sulle dita, visualizzare all’istante le recensioni di Amazon. Lo stesso vale per il supermercato: si solleva un rotolo di carta e sulla confezione appare un semaforo che ci dice quanto è ecologico o meno quel prodotto. Fino ad arrivare ad applicazioni più futuristiche. Due studenti si incontrano e dopo la classica stretta di mano, sulle rispettive t-shirt compare un curriculum luminoso.
Continue reading Realware: Web al quadrato e Realtà Aumentata…
I dilemmi di Wikipedia
Settembre 26, 2009 at 10:58 am | In Il nuovo mondo | Leave a Comment
Negli ultimi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori: arriva la censura, Wikipedia diventa multicolor, e via dicendo. In realtà, molte cose sono state esagerate, si tratta solo di un’ulteriore fase di assestamento per la celebre enciclopedia, da sempre scissa al suo interno tra i cultori della qualità ad ogni costo (gli eliminatori) e la vecchia anima open (gli inclusionisti).
In questo articolo uscito su Chips&Salsa/Il manifesto di qualche settimana fa ho provato a spiegare i cambiamenti in arrivo (e le conseguenze che potranno avere).
————————-
Wikipedia al bivio
Rendere più affidabili i contenuti senza perderci in democrazia: la sfida impossibile dell’enciclopedia online che di recente ha introdotto nuove regole per modificare gli articoli.
C’è una battaglia che si combatte da anni all’ombra dell’enciclopedia collaborativa più famosa del web. E vede contrapporsi due fazioni agguerritissime, ognuna con un proprio slogan: “Wikipedia non è fatta di carta” vs “Wikipedia non è una discarica”.
L’Economist ha per primo battezzato queste due frange come “inclusionisti contro eliminatori“. Ovvero, da una parte il gruppo di utenti visceralmente attaccato all’idea originaria di uno spazio libero e senza gerarchie, in cui ciascuno può dire la propria su qualsiasi argomento. E poco importa se – come mettono in luce i soliti detrattori – in questo modo ci si ritrova con la voce di Britney Spears dieci volte più lunga e dettagliata di quella su Antonio Gramsci: la qualità è perfettibile nel corso del tempo; e poi nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire cos’è rilevante e cosa no, Wikipedia non è mica la vecchia enciclopedia di carta.
Continue reading I dilemmi di Wikipedia…
Free/Cheap
Luglio 26, 2009 at 5:54 pm | In Il nuovo mondo | 4 Comments
Nell’ultimo numero di Chips&Salsa/Il Manifesto, Raffaele ha recensito “Free” di Chris Anderson, mentre io ho intervistato Ellen Ruppel Shell, autrice di “Cheap. The High Cost of a Discount Culture“. Due libri speculari, che sono arrivati nelle librerie con una tempistica “sospetta”.
Ad ogni modo, il saggio della Ruppel Shell rappresenta il miglior contraltare all’utopia scintillante di Anderson (che ci lascia tutti un po’ perplessi). Low-cost, offerte speciali, prendi 3 paghi 2, free: alla fine sono tutte strategie di marketing che ci fanno spendere di più. Per non parlare di tutte le conseguenze (sottovalutate) sull’ambiente e i diritti dei lavoratori…
————————————-
Intervista
Tanti trucchi a basso prezzo
Alias-Il Manifesto del 19 Luglio 2009
Tentazioni low-cost, offerte speciali da cogliere al volo, saldi 365 giorni l’anno e finanche l’illusione del “tutto gratis”. Le strategie di seduzione messe in campo dai maghi del marketing ormai non conoscono più confini. Ma a che prezzo sta avvenendo tutto ciò? Stiamo soltanto spendendo di più con l’illusione di risparmiare, afferma Ellen Rupel Shell, docente di giornalismo alla Boston University e corrispondente dell’Atlantic Monthly, nel suo ultimo volume “Cheap. The high cost of a discount culture” (Penguin Press). Un viaggio nelle mecche del consumismo globale, sempre più ossessionato dall’ideologia sotto-costo e sempre più disinteressato agli effetti che sta producendo sull’ambiente, l’economia e la società. Per molti versi “Cheap” rappresenta la migliore decostruzione (sobria e con i piedi per terra) dell’utopia scintillante descritta da Anderson in “Free”. Continue reading Free/Cheap…
Videogiocare con le notizie
Luglio 20, 2009 at 9:24 pm | In Il nuovo mondo | Leave a CommentI videogame come nuovo format giornalistico. Non tanto per raccontare le notizie, quanto per commentarle meglio e coinvolgere anche i lettori più distratti. Più che di newsgame sarebbe meglio parlare di “editorial-game“, dicono gli esperti. L’equivalente digitale ed interattivo della vecchia vignetta in prima pagina.

———————-
Giocando con le notizie
Dai videogame utilizzati come reportage alle tecnologie in soccorso dei reporter investigativi. Nelle redazioni online si cerca un antidoto alla crisi per garantire un avvenire alle news.
Chips&Salsa/Il Manifesto dell’11 Luglio 2009
«Comandante, i Palestinesi hanno ripreso a lanciare missili Qassam contro Sderot. Ti do cinque minuti: cerca di eliminarne quanti più è possibile».
Gli ordini del primo ministro israeliano non ammettono repliche. Ma niente paura, la missione non è affatto impossibile: il nostro comandante ha a disposizione razzi e caccia bombardieri di ultima generazione, mentre i nemici palestinesi riescono a lanciare solo qualche missile sgangherato. Man mano che il gioco procede, si capisce subito che non c’è proprio partita: alla fine del primo round il mio comandante totalizza 149 morti, contro le 16 vittime israeliane. Una vittoria schiacciante, che però non basta ad accontentare Ehud Olmert: «Sei licenziato» esclama a fine partita, spiegando che non sono riuscito a rispettare il punteggio del 2007 «quando per ogni israeliano ucciso ci sono state 25 perdite tra i palestinesi, civili compresi». Continue reading Videogiocare con le notizie…
Sciopero dei blogger e slacktivism
Luglio 18, 2009 at 5:02 pm | In parole 2.0 | 1 CommentBeh, quello che scrive Enzo Di Frenna (via mantellini) era forse in larga parte prevedibile. Negli Usa da tempo si parla di slacktivism, ovvero l’attivismo da poltrona. Quello che inizia e finisce con un click e dura il tempo dell’adesione a un gruppo su Facebook, di una firma al volo sulle petizioni online.
In proposito, ci sono alcune interessanti riflessioni di Evgeny Morozov, che paragona lo slacktivism online all’effetto couch-potato della tv.
Ovviamente non basta questo a spiegare l’insuccesso della manifestazione di Piazza Navona. Credo che un altro limite sostanziale (contro cui mi sono arenato anche io, che pure ero profondamente favorevole alla protesta) era la definizione di “sciopero degli blogger“. Erroraccio: non ho mai incontrato qualcuno a cui facesse piacere essere presentato come “blogger” (a parte, ovviamente, chi vuole venderli i blog). Ogni qualvolta che noi giornalisti parliamo dei blogger come insieme, riceviamo sempre un mare di improperi. A ragione. Il blog è solo una tecnologia abilitante, così come lo è lo scrivere a penna su carta, il guidare la macchina. Avete mai sentito parlare di uno sciopero degli alfabetizzati? Tempo fa c’è stata la proposta dello “sciopero bianco degli automobilisti“, ma si è rivelato un clamoroso flop.
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.
Distopia di Orwell
Distopia di Gladwell