Riecco l’ebook
novembre 10, 2008 alle 1:41 pm | Pubblicato in Media, Tecnologia | 5 commenti
Grazie ad Antonio Tombolini, Luca Calcinai e Luigi aka Shinken (tabacchino-bibliofilo di Genova), ho testato alcuni e-reader che sono attualmente commercializzati in Italia. Per la precisione l’iLiad, il DR 1000 e il Cybook.
Nonostante le tante limitazioni (usabilità, formati), ero quasi tentato dal comprarne uno (il piccolo e comodissimo Cybook): la leggibilità è perfetta e poi la possibilità di portarsi decine di libri in giro su un unico dispositivo è allettante.
Ma poi mi sono detto: per leggerci cosa? In Italia non c’è ancora nessun mercato degli ebook o dei quotidiani elettronici. E per ora gli editori si guardano bene dal farne crescere uno. Come dire: niente a che vedere con quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove, come ci racconta Virginia Heffernan in questa bella recensione di Kindle pubblicata sul NYT, il consumo dei libri sta effettivamente cambiando.
Ne parlo nell’articolo pubblicato su Chips&Salsa/il manifesto di sabato 8 novembre.
Foto da Flickr: On Fire di Adriano Galante
Riecco l’ebook
Dopo 20 anni di insuccessi, l’industria tech ci riprova. Nuovi dispostivi di lettura promettono di rivoluzionare il mercato. Ma gli editori impongono i lucchetti e in Italia non mettono a disposizione i cataloghi.
Lavagne luminose, inchiostri elettronici, schermi touch per sfogliare le pagine con un dito, fogli digitali in grado di arrotolarsi come un papiro. Da oltre un ventennio l’ebook continua ad alimentare le speranze di bibliomani e semplici appassionati che sognano di accedere ad intere biblioteche con un solo dispositivo e con un’esperienza di lettura simile a quella su carta.
Se nel settore musicale i nuovi formati digitali sono riusciti a soppiantare del tutto i vecchi nastri analogici e il vinile, lo stesso non può dirsi anche per i libri: gran parte dei gadget che abbiamo visto fino ad oggi sono presto finiti nel dimenticatoio, insieme a tutte le rivoluzioni che annunciavano.
Solo di recente Amazon è riuscita a rompere il tabù portando per la prima volta nelle mani di migliaia di utenti un libro elettronico ancora rudimentale e pieno di lucchetti, ma comunque collegato al più grande catalogo digitale disponibile (185.000 titoli tra classici e nuove uscite).
In Europa, invece, gli ebook restano per lo più un fenomeno di nicchia: roba da bibliofili geek o comunque destinati ad un pubblico specifico (come, ad esempio, gli ipovedenti o alcuni professionisti –avvocati, medici – che maneggiano montagne di carta).
In realtà, prima ancora di Kindle, la vera svolta c’è stata nel 2004 con l’arrivo della tecnologia e-Ink, che ha definitivamente separato la strada degli e-reader da quella degli altri dispositivi con monitor a cristalli liquidi (notebook, palmari). L’inchiostro elettronico rende la lettura simile, se non migliore, rispetto a quella su carta: permette di leggere ad una buona risoluzione anche in presenza di luce e senza stancare la vista; i caratteri sono netti e ben definiti, tanto che – sostiene chi ne fa uso da tempo – col tempo ci si dimentica di avere tra le mani un libro elettronico.
In quanto a dimensioni e peso, poi, gli ultimi gadget arrivati sul mercato (come iLiad e Cybook, gli unici due commercializzati in Italia) sono davvero simili ai normali tascabili cartacei.
Eppure sul fronte dell’usabilità, rimangono ancora forti limitazioni: i tempi di caricamento delle pagine sono piuttosto lenti; le potenzialità interattive (navigazione all’interno del testo, possibilità di prendere una nota a margine) restano macchinose; ci si muove dentro un mondo in bianco e nero perché ancora non esiste l’inchiostro elettronico a colori.
A rendere più scomodo il tutto è poi l’assenza di un formato sufficientemente aperto e interoperabile. Ogni produttore cerca infatti di promuovere il proprio formato chiuso (è il caso di Amazon con .amz o di Microsoft con .lit): il risultato è una babele di file spesso incompatibili tra loro, che costringono gli utenti a dover fare i conti con conversioni improbabili o, addirittura, a non poter accedere ad alcuni documenti. Si sta lavorando ad un’estensione open-source (.epub), ma per ora non sembra interessare molto gli editori che preferiscono invece affidarsi ai più “sicuri” formati chiusi per mantenere il controllo sulla copia e la distribuzione. Per farla breve, manca ancora un “mp3 del libro” in grado di rivoluzionare l’editoria digitale così come è accaduto nella musica.
Nonostante le stime degli istituti di ricerca (si vedano queste previsioni di iSuppli) parlino di un mercato in forte espansione nei prossimi anni, sembra ancora lunga la strada per l’affermazione degli ebook in Europa. Forse perché il vecchio continente è ancora nostalgico della carta ed incapace di rinunciare al piacere – tattile e olfattivo – di un libro appena acquistato? Per quanto possa essere romantico pensarla in questo modo, le cose non stanno proprio così. E la dimostrazione migliore ci arriva proprio da Kindle. Seppur il dispositivo di Amazon si basa su una tecnologia blindatissima che limita la condivisione della conoscenza (basti pensare che impedisce di dare un libro in prestito ad un amico), il suo successo sta tutto nel gigantesco catalogo collegato al gadget: basta un click per scaricare al volo un libro appena uscito e leggerlo ovunque ci si trovi negli Stati Uniti. Come dire: gli utenti sono pure disposti a migrare su nuove tecnologie, ma solo se c’è un effettivo valore aggiunto.
In Europa, e ancora più in Italia, ci troviamo in una situazione paradossale: abbiamo la tecnologia, ma manca del tutto un mercato degli ebook. Con lo stesso conservatorismo bigotto dimostrato dall’industria discografica, gli editori nostrani continuano a nicchiare pur di proteggere il business della carta (a cominciare dall’editoria scolastica).
E così, chi oggi acquista un e-reader in Italia dovrà accontentarsi di accedere ai soli classici dell’Ottocento e qualche altra opera di pubblico dominio messa a disposizione da progetti come Project Gutenberg o Liber Liber. Non c’è modo, cioè, di leggere un romanzo di De Lillo, un saggio di Noam Chomsky o l’ultimo numero del New York Times (come si può fare con Kindle). Non si tratta di semplice nostalgia della carta, ma di vera e propria impossibilità di poter leggere. E’ come se un iPod permettesse di ascoltare solo le tracce la cui esecuzione risale all’Ottocento e per la musica contemporanea bisognerebbe accontentarsi di una cassetta. Lo comprereste mai?
5 commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Lascia un Commento
Blog su WordPress.com. | Tema: Pool by Borja Fernandez.
Voci e commenti feed.
Ottimo articolo. Ci ho trovato condensato tutti i miei dubbi riguardo gli ebook. Bravo davvero.
Comment by Smeerch— novembre 11, 2008 #
[...] permetto di segnalarvi “Riecco l’ebook”, un ottimo articolo del mio omonimo Nicola Bruno, scovato sul suo blog (Nicoblog) in cui si spiega [...]
Pingback da Smeerch.it » Non è ancora il momento dell’ebook— novembre 11, 2008 #
Tutto assolutamente condivisibile. L’e-book è un aggeggio molto allettante, ma non per leggerci file txt…
Comment by Paolo— novembre 11, 2008 #
Hai perfettamente ragione , lavoro per un editore e di ebook non ne vuole nemmeno parlare .Gli unici che sono riuscito ad imporre ma che fatica sono ebook di manualistica per nicchie di mercato.
Una buona idea ma limitata alla formazione.Il divertimento e la cultura personale sono ancora fuori ma quando entreranno spazzeranno via il vecchio libro che rimarrà per i soli amatori come il vinile.
Comment by paolo orlando— novembre 11, 2008 #
[...] Riecco l’ebook « nicoblog [...]
Pingback da Diigo Daily 11/12/2008 — Simplicissimus— novembre 12, 2008 #