Sciopero dei blogger e slacktivism
luglio 18, 2009 alle 5:02 pm | Pubblicato in parole 2.0 | 2 commentiBeh, quello che scrive Enzo Di Frenna (via mantellini) era forse in larga parte prevedibile. Negli Usa da tempo si parla di slacktivism, ovvero l’attivismo da poltrona. Quello che inizia e finisce con un click e dura il tempo dell’adesione a un gruppo su Facebook, di una firma al volo sulle petizioni online.
In proposito, ci sono alcune interessanti riflessioni di Evgeny Morozov, che paragona lo slacktivism online all’effetto couch-potato della tv.
Ovviamente non basta questo a spiegare l’insuccesso della manifestazione di Piazza Navona. Credo che un altro limite sostanziale (contro cui mi sono arenato anche io, che pure ero profondamente favorevole alla protesta) era la definizione di “sciopero degli blogger“. Erroraccio: non ho mai incontrato qualcuno a cui facesse piacere essere presentato come “blogger” (a parte, ovviamente, chi vuole venderli i blog). Ogni qualvolta che noi giornalisti parliamo dei blogger come insieme, riceviamo sempre un mare di improperi. A ragione. Il blog è solo una tecnologia abilitante, così come lo è lo scrivere a penna su carta, il guidare la macchina. Avete mai sentito parlare di uno sciopero degli alfabetizzati? Tempo fa c’è stata la proposta dello “sciopero bianco degli automobilisti“, ma si è rivelato un clamoroso flop.
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