Free/Cheap

luglio 26, 2009 alle 5:54 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 4 commenti

free-chris-andersonNell’ultimo numero di Chips&Salsa/Il Manifesto, Raffaele ha recensito “Free” di Chris Anderson, mentre io ho intervistato Ellen Ruppel Shell, autrice di “Cheap. The High Cost of a Discount Culture“. Due libri speculari, che sono arrivati nelle librerie con una tempistica “sospetta”.

Ad ogni modo, il saggio della Ruppel Shell rappresenta il miglior contraltare all’utopia scintillante di Anderson (che ci lascia tutti un po’ perplessi). Low-cost, offerte speciali, prendi 3 paghi 2, free: alla fine sono tutte strategie di marketing che ci fanno spendere di più. Per non parlare di tutte le conseguenze (sottovalutate) sull’ambiente e i diritti dei lavoratori…

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Intervista
Tanti trucchi a basso prezzo

Alias-Il Manifesto del 19 Luglio 2009

Tentazioni low-cost, offerte speciali da cogliere al volo, saldi 365 giorni l’anno e finanche l’illusione del “tutto gratis”. Le strategie di seduzione messe in campo dai maghi del marketing ormai non conoscono più confini. Ma a che prezzo sta avvenendo tutto ciò? Stiamo soltanto spendendo di più con l’illusione di risparmiare, afferma Ellen Rupel Shell, docente di giornalismo alla Boston University e corrispondente dell’Atlantic Monthly, nel suo ultimo volume “Cheap. The high cost of a discount culture” (Penguin Press). Un viaggio nelle mecche del consumismo globale, sempre più ossessionato dall’ideologia sotto-costo e sempre più disinteressato agli effetti che sta producendo sull’ambiente, l’economia e la società. Per molti versi “Cheap” rappresenta la migliore decostruzione (sobria e con i piedi per terra) dell’utopia scintillante descritta da Anderson in “Free”.

“Cheap” è uscito quasi in contemporanea con “Free” di Chris Anderson. E infatti siete stati subito contrapposti. Si trova bene nei panni dell’anti-Anderson?
Non sono sicura che la contrapposizione funzioni, anche perché io affronto il problema dal punto di vista dei consumatori, mentre Anderson da quello del business e del marketing. A me interessa capire qual è l’impatto della corsa al low-cost sull’economia, la salute e la dignità umana. Un discorso che tocca anche il tema del “gratis”, dal momento che questo è un prezzo differente da tutti gli altri: provoca strane reazioni morali e psicologiche, spingendoci ad agire in un modo che nessun altro prezzo riesce a fare.

Pensa che l’attuale recessione economica spinga ancora di più  i consumatori a preferire il low-cost…
Certo, con la crisi un po’ tutti lottiamo per trovare escamotage di sopravvivenza. E quindi la popolarità di chi fa prezzi stracciati non può che crescere. I grandi rivenditori a basso prezzo – come Walmart – fanno un sacco di affari quando il resto della popolazione sta messa male. Ovviamente, tutto ciò comporta che la forza lavoro venga pagata molto poco e che gran parte della produzione vada in outsourcing in paesi con salari bassissimi. Il che ha contribuito alla nascita di una spirale al ribasso: stipendi più leggeri, meno diritti, perdita di sicurezza del lavoro; tutti elementi che poi finiscono col rivolgersi al mercato low-cost. Si tratta di un circolo vizioso per noi consumatori.

Nel suo libro, parla di diverse tecniche di manipolazione, subdole ma efficaci…
Un po’ tutte le tecniche cercano di farci percepire un prezzo come basso anche quando in realtà  non lo è. Ad esempio, possono etichettare un prodotto con un prezzo più alto del normale e un altro simile con un prezzo leggermente più basso per darci l’impressione che il secondo rappresenta un “buon affare”. Oppure possono “nascondere” il reale costo di un prodotto come quando ci vendono un computer con una stampante in regalo, sapendo poi che faranno molti profitti vendendo le carissime cartucce della stampante. Ad ogni modo, c’è sempre una costante: fanno leva sulla necessità di effettuare subito l’acquisto, di non “perdere l’occasione”, in modo che reagiamo in maniera impulsiva, senza neanche pensarci su.

Quali sono le conseguenze di tutto ciò sull’economia globale e l’ambiente?
La cultura del cheap richiede una corsa al ribasso: abbiamo bisogno di trasformare i paesi in via di sviluppo nelle nostre fabbriche. E dal momento che queste fabbriche sono molto distanti dalla nostra vista, non abbiamo alcuna idea di cosa succeda al loro interno. Tutto rimane lontano da noi. Il risultato è che stiamo tutti sostenendo una cultura dello sfruttamento dei lavoratori e della degradazione ambientale nei paesi in via di sviluppo. Eppure basterebbe fare due conti: i costi molto bassi richiedono poche attenzioni nei confronti degli operai e che le preoccupazioni ambientali vengano dopo quelle economiche.

Dopo aver scritto “Cheap” acquista ancora prodotti low-cost?
No, ho cambiato molte mie abitudini rispetto a prima quando non sapevo resistere al richiamo dell’offerta. Spesso acquistavo oggetti che non volevo o di cui non avevo alcun bisogno solo perché costavano poco. Ora non lo faccio più. Preferisco piuttosto acquistare una maglietta di buona qualità al prezzo intero, prodotti che resistano ad un uso intenso, che siano effettivamente utili a me, i miei figli e i miei nipoti. Dopo tutto, i cimeli di famiglia sono senza prezzo, no?

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4 commenti »

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  1. [...] Chris Anderson è stato intervistato recentissimamente da Spiegel International sul futuro delle notizie, la sfida posta dal web ai media tradizionali e sui possibili modelli di business. [...]

  2. ecco la diatriba del dopo ferragosto: Silvio e la Libia
    http://www.loccidentale.it/articolo/berlusconi+in+libia+pu%C3%B2+salvare+capra+e+cavoli.0077078

  3. Obama il riconciliatore…leggete qui
    http://www.loccidentale.it/articolo/tutti+cercano+il+supermediatore+obama.0077450
    non sarebbero altre le cose di cui diceva di doversi occupare??


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