WikiLeaks come Napster?

dicembre 17, 2010 alle 1:03 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 1 commento

I miei 2 cents su WikiLeaks, su il manifesto in edicola oggi

Ricordate Napster?” chiede l’Economist sull’ultimo numero in edicola. Quando nel 2001, dopo una lunga battaglia giudiziaria,  l’industria discografica statunitense riuscì a bloccare Napster (il primo servizio per la condivisione di musica protetta da copyright) non ci volle molto perché online comparissero decine di alternative più sicure e sofisticate. Né tanto meno servì a molto criminalizzare l’ideatore Shawn Fanning e tutti gli altri “pirati” che furono portati in tribunale. Il problema non erano loro, i singoli individui che scaricavano mp3 a ruota libera, ma il salto tecnologico che era stato compiuto: un network decentrato di utenti che condividono da “pari a pari” tutti i bit che vogliono, legali e non. Fermare un simile sciame di individui si è dimostrato impossibile. E, seppur con ritardo, i colossi dell’intrattenimento ora hanno finalmente capito che il problema non era il file-sharing, ma il loro modello di business troppo chiuso. Sono loro a doversi aprire alle nuove dinamiche di rete, se non vogliono trovarsi dalla parte sbagliata della storia.

Ricordate WikiLeaks?”. Tra dieci anni forse ci ritroveremo tutti a farci questa domanda. Julian Assange è stato il primo a capire che si poteva estendere la cultura della condivisione da “pari a pari” oltre la musica per provare a rivoltarla contro poteri ancora più forti. Multinazionali, lobby, governi più o meno corrotti, chiunque in questi anni ha prodotto Gigabyte e Gigabyte di documenti digitali ora inizia a tremare. Nell’era del network non esistono più segreti, “tutto è inoltrabile”, duplicabile, condivisibile, con o senza WikiLeaks.
E così come non è servito a nulla bloccare Napster, anche i maldestri tentativi di fermare Julian Assange potranno presto rivelarsi un flop. Decine di attivisti sono già all’opera per garantire che i leaks continuino a scorrere senza sosta online.
Subito dopo l’oscuramento di WikiLeaks da parte di Amazon online sono comparsi 1600 mirrors, siti-specchio che duplicano tutti i file originali. E il numero cresce di ora in ora, di pari passo con il lancio di nuove iniziative.

In Belgio è stato presentato BrusselsLeaks, un nuovo sito che intende smascherare tutti gli affari sporchi che ruotano intorno all’Unione Europea: “Dopo aver lavorato per molto tempo a Bruxelles – spiegano gli ideatori sul sito – sappiamo che molte decisioni sono prese sulla base di capricci personali, e sono spesso influenzate da gruppi di lobby, consulenti e Ong. E’ per questo che abbiamo creato questo sito, per offrire un luogo sicuro e anonimo per commentare e condividere questi documenti”.

Dalla Germania arriva invece un progetto ancora più radicale. Daniel Domscheit-Berg, ex portavoce di WikiLeaks (organizzazione che ha lasciato in polemica con l’eccessivo protagonismo di Julian Assange), ha annunciato di voler lanciare entro la prossima settimana un nuovo progetto “incensurabile” chiamato OpenLeaks: “Vogliamo garantire la stessa trasparenza di WikiLeaks, ma senza attirare le stesse pressioni legali e politiche”. Per farlo Domscheit-Berg punta su un’organizzazione ancora più decentrata: le fonti potranno sottoporre le soffiate anonime su un server sicuro e al tempo stesso indicare quale testata dovrà verificarle e poi pubblicarle sulle proprie pagine. In questo modo OpenLeaks farà solo da tramite, mettendosi al sicuro da ogni ritorsione: “Proviamo ad andare oltre il modello troppo politicizzato di WikiLeaks che ha spesso portato a fare scelte soggettive sui target da colpire”, ha spiegato l’ideatore..

La storia di Napster sembra ripetersi. Per ogni servizio di file-sharing abbattuto, altri cento, più sicuri e sofisticati, sono pronti a sbucare online. Come ha spiegato Hillary Clinton nel suo storico discorso sulle libertà digitali dello scorso gennaio, “l’informazione non è mai stata così libera. I network digitali stanno aiutando i cittadini a scoprire nuove verità e a rendere i governi più trasparenti”.  Di certo quel giorno il braccio destro di Obama non aveva in mente WikiLeaks. Né tanto meno poteva immaginare la bufera che di lì a qualche mese avrebbe travolto la sua amministrazione, rivelando i lati oscuri di una democrazia che in pubblico si riempie la bocca di “Primo Emendamento” e poi prova in tutti i modi (siti web oscurati, fantomatiche accuse di stupro, mandati di cattura internazionali) a mettere in ginocchio i nuovi paladini della libertà di informazione.

Per non ripetere gli stessi errori compiuti in passato dai colossi dell’intrattenimento, anche gli Stati Uniti farebbero bene a capire quali sono stati i loro errori (possono essere considerati “segreti” documenti a cui hanno avuto accesso milioni di persone?) e cosa fare per rendere davvero più trasparente la loro politica. Se continueranno a battere sul chiodo di WikiLeaks e Julian Assange, finiranno solo col trovarsi dalla parte sbagliata della storia.

About these ads

1 commento »

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

  1. [...] Il 28 novembre sono stati diffusi i primi documenti del Napster dell’informazione. [...]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com. | The Pool Theme.
Entries e commenti feeds.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: