L’impulso nichilista dei blog

gennaio 16, 2007 alle 11:43 pm | Pubblicato su Tecnologia | 16 commenti

Interessante, chilometrico articolo (qui in pdf) di Geert Lovink pubblicato su Eurozine sulla natura sociale e filosofica del blogging.

Al solito il suo approccio teorico è originale e per molti versi (ma non in assoluto) illuminante e condivisibile.

Andando al di là di ogni retorica (citizen o partecipativa), Geert sostiene che i blog rappresentano un artefatto decadente attraverso cui il modello dei media di massa sta vivendo il suo declino.

Seppur opponendosi in maniera ideologica ai modelli top-down, i blog crescono e proliferano proprio all’interno delle logiche di questi modelli di cui costituiscono semplicemente l’ultima fase: quella nichilista.

Lovink tocca anche l’argomento dell’autoreferenzialità (o Homophily, come la chiamano i psicologi sociali) caratteristica di ogni comunità sociale, e che i blogger ancora difficilmente riescono ad accettare.

Estrapolo (e traduco a mo’ di aforismi) un po’ di passaggi attorno a cui si avvita il suo ragionamento. Sono interessanti, se non altro per un’ulteriore discussione:

I weblog sono i successori della homepage dell’Internet degli anni 90 e creano un mix di privato (diario online) e pubblico (pubbliche relazioni personali)

Nonostante i tanti tentativi di presentare i blog come alternativi ai media mainstream, spesso sono più precisamente descritti come “canali di ritorno”. (…) Ciò che i blog ordinari creano è una nuvola densa di impressioni intorno a un argomento. I blog ti dicono se il tuo pubblico è ancora sveglio e recettivo. I blog sono un test.

I blogger assomigliano più a un esercito di formiche che contribuiscono alla grande moltitudine chiamata “opinione pubblica”. Raramente i blogger aggiungono nuovi fatti a una notizia. Trovano buchi in un prodotto o in un articolo, ma raramente smascherano la ragnatela.

Il blogging non nè un progetto, nè una proposta, ma una condizione la cui esistenza è da riconoscere.

I blog stanno testimoniando e documentando il decrescere del potere dei media mainstream, ma non sono riusciti a sostituire la loro ideologia con una alternativa.

Secondo la filosofia utopica dei blog, i mass media sono condannati a morire. Il loro ruolo sarà preso dai “media partecipativi”. La diagnosi finale è stata fatta e stabilisce: le organizzazioni top-down non potranno funzionare a lungo, la conoscenza non può essere gestita, oggi il lavoro è collaborativo e reticolare. Ma, nonostante i tanti segnali di guerra, il sistema continua ancora a (dis)funzionare con successo.

I blog portano alla decadenza. Si suppone che ogni nuovo blog contribuisce alla caduta del sistema dei media che ha dominato il 20simo secolo. Questo processo non è quello di un’improvvisa esplosione. L’erosione dei mass media non può essere facilmente tracciata a partire dalle vendite stagnanti e dal declino dei lettori di giornali. In molte parti del mondo la televisione va ancora forte

Ciò che sta decadendo è la Credenza nel Messaggio. E’ il momento nichilistico, e i blog facilitano questa cultura come nessuna piattaforma ha fatto fino ad ora. Venduti dai positivisti come cronache dei citizenmedia, i blog assistono gli utenti in questo passaggio dalla Verità al Nulla.

Il messaggio stampato e trasmesso ha perso la sua aura. Le notizie sono consumate come un bene (commodity) con un valore di intrattenimento.

Invece di presentare ancora i blog come self-promotion, dovremmo interpretarli come artefatti decadenti che smantellano il potente e seduttivo potere dei media broadcast.

I blogger sono nichilisti perchè sono “buoni a nulla” (…) hanno trasformato la loro futilità in una forza produttiva. Sono i nothingist che celebrano la morte delle strutture di significato centralizzate e ignorano l’accusa che loro potrebbero produrre solo rumore.

Solitamente associato con con la credenza pessimistica che tutta l’esistenza è senza senso, il nichilismo dovrebbe essere una dottrina etica secondo cui non ci sono assoluti morali o leggi di natura infallibili e che la “verita” è ineluttabilmente soggettiva.

Visti dalla prospettiva della classe politica, i blogger possono essere strumentalizzati come “indicatori di opinione”. Ma, possono molto facilmente essere scaricati il giorno dopo come “pajama journalist” e ignorati come rumore.

Non importa quanto si parla di “community” e “mobs”: rimane il fatto che i blog sono utilizzati soprattuto come strumento per la gestione del sè.

I blog sono parte di una più ampia cultura che fabbrica celebrità a qualunque livello.

“Se democratizzi i media, poi finirai con democratizzare i talenti. La conseguenza non voluta di tutta questa democratizzazione, parafrasando l’apologeta del web 2.0 Thomas Friedman, è l’appiattimento culturale”. E Nicholas Carr aggiunge: “Alla fine ci ritroviamo con non molto che ‘il piatto rumore delle opinioni’ – l’incubo di Socrate”.

“Networking inizia e finisce con una pura auto-referenzialità” scrive Friedrich Kittler, e questa autopoiesi non è chiara da nessuna parte come nella blogosfera. I protocolli sociali di opinione, inganno e credenza non possono essere separati dalla realtà tecnica dei network, e nel caso dei blog questo finiscono col diventare routine.

Sembra che nel contesto del blogging, la costruzione autoreferenziale di un gruppo sia ancora un concetto nuovo.

E’ troppo facile che c’è una libertà di espressione e che i blog materializzano questo diritto. Lo scopo della libertà radicale è creare autonomia e sopraffare il dominio delle media corporations e il controllo dello stato, e non più essere disturbati dai loro canali.
La maggior parte dei blog mostrano una tendenza opposta. (…) Invece di una appropriazione selettiva, c’è una ultra-identificazione e dipendenza, in particolare rispetto alla velocità del riportare in presa diretta.

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gennaio 2, 2007 alle 5:02 pm | Pubblicato su Uncategorized | 3 commenti

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