Real-economics o utopia solidale? + due post-it

marzo 15, 2007 alle 10:52 am | Pubblicato su Media, Tecnologia | Lascia un commento

Su VisionBlog (oltre che su Chips&Salsa) l’articolo che ho scritto per Il Manifesto.
Si accettano puntate sulla scommessa Carr-Benkler

Sempre dal Manifesto, due post-it.

Il primo è gran bell’articolo di Francesco Piccioni, “Un braccialetto per chi lavora” (E’ uscito qualche giorno fa e resterà online solo una settimana). Il braccialetto in questione è solo un pretesto di attualità per parlare di cose ben più importanti :

Viviamo in un mondo di merci che incorporano quote crescenti di tecnologia. Impariamo ad usarle, fino a non poterne fare a meno. Molte di queste ci hanno effettivamente «sollevato» da un numero incredibile di impegni fisicamente improbi (si pensi soltanto alla funzione rivoluzionaria della lavatrice nel protagonismo sociale delle donne), consegnandoci però ad altre e più sottili dipendenze. Ma ogni tecnologia ha «porte» che si aprono in entrambi i sensi: cosa passa da una parte all’altra – e soprattutto la possibilità di organizzare e «controllare» le reti – dipende soltanto dalla «potenza» del soggetto agente. Che difficilmente potrà mai essere il singolo, con il suo spartano hardware che gli permette di stare in connessione col mondo. E, in definitiva, sotto controllo.

L’altro post-it è l’articolo di CarliniL’illusione della democrazia attraverso i blog“, che espande e contestualizza anche all’Italia tutto il discorso su blog e autoreferenzialità affrontato anche nell’intervista a Lovink.

Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ’90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.

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