Gli anticorpi di Keen

giugno 8, 2007 alle 8:55 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 3 commenti

Ha ragione Sofi. Le posizioni di Andrew Keen sul web 2.0 non sono granché. Molto, molto più stimolanti quelle di Lovink. Eppure consiglio a tutti di leggere il suo libro-pamphlet “The Cult of the Amateur“, uscito da qualche giorno negli Usa e in Gran Bretagna. E non è un consiglio nel segno del bonding. Tutt’altro. Keen è pretestuoso, reazionario, bigotto, distopico, antipatico, anti-tutto per posa. E’ terrorizzato dallo spostamento dei poteri. E dire che l’intervista (qui in versione integrale) che ho fatto per il manifesto è molto più edulcorata rispetto al libro.

Condivido poco e nulla di quanto scrive, a parte le considerazioni sulla privacy, la spinta sulla qualità per i contenuti in rete, e alcuni momenti intelligenti suo argomentare.
Però c’è una cosa che mi piace di lui. Ed è lo stimolo a pensare in maniera problematica tutto quanto sta emergendo online e che tra qualche anno sarà la norma (checché ne dicano i bastian contrari).

Ecco credo che le critiche di persone come Lovink e Keen, per quanto viziate da ideologia o bigotte, possano servirci a costruire una rete migliore. Semplicemente perché, al di là delle retoriche entusiastiche o disfattiste, Internet ci pone di fronte a sfide nuove, più complesse. Ed è bene iniziare a sapere a cosa andiamo incontro: nel bene come nel male.

Keen può aiutarci a riflettere su come sarà il web nel peggior mondo possibile, quello cioè che non ci sarà mai, ma che potrebbe spuntare quà e là, se non avremo introiettato gli anticorpi per comprendere e progettare meglio il felice caos comunicativo della rete.

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