Franco

agosto 30, 2007 alle 7:06 pm | Pubblicato su Uncategorized | 1 commento

Non l’ho conosciuto di persona. Non ci siamo mai stretti la mano o guardati negli occhi. E questo, forse, rende più difficile fare i conti con la sua scomparsa.

Negli ultimi mesi sono state tante, invece, le telefonate, gli sms, le mail telegrafiche e tempestive. L’ultima ieri sera, per un pezzo in cantiere per chips&salsa.
Ci eravamo sentiti prima delle vacanze: entusiasta, mi segnalava il nuovo libro di Sunstein, su cui aveva scritto un bel pezzo, e mi consigliava di leggerlo, e magari “sviluppare”, “trovare i controesempi positivi”. “Insomma – aggiungeva – continuiamo a fare i titolari di questo filone di riflessioni” (e cioè alimentare il dibattito – secondo lui carente in Italia – sulle posizioni critiche rispetto alla rete).

Ecco, questo era il Franco Carlini che ho conosciuto: generoso, stimolante, aperto, coraggioso, pronto a portare avanti le sue battaglie senza arroccarsi mai. Un vero intellettuale, si sarebbe detto più semplicemente d’altri tempi.

Per un giornalista alle prime armi come me, non è cosa da poco trovare una persona così con cui poter lavorare, confrontarsi, crescere. Soprattutto in Italia, è un’occasione rara, se non unica.

Luciano dice giustamente che Franco è “una persona senza tempo”. E con questa espressione coglie alla perfezione il Franco che c’era, quello che non c’è più e quello che resterà con noi. Per quanto oggi, tra qualche lacrima, l’incredulità e l’incazzatura, sia davvero una brutta giornata.

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Development 2.0

agosto 2, 2007 alle 9:49 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

Prendendo spunto da questo interessante articolo di Quaggiotto e Wielezynski (segnalato a sua volta da Luca Dello Iacovo), ho scritto questo articolo (+ scheda) per il manifestoChips&Salsa. Il tutto è stato poi remixato e ipertestualizzato per uno zoom su VisionPost.

Che dire: quello dello Sviluppo 2.0 (e cioè la cooperazione allo sviluppo in salsa web 2.0) è sicuramente uno degli aspetti che più mi interessa (e convince) della nuova ondata di servizi collaborativi e produttivi in rete.

Da una parte, si sente sempre più l’esigenza di rinnovare l’intero sistema di pratiche vecchio-stampo (Banca Mondiale, Onu, grandi Ong).
Dall’altra, il web ha ormai maturato tutta una serie di tecnologie di socializzazione e organizzazione che permettono di gestire meglio la solidarietà e l’attivismo. Soprattutto se effettivamente disinteressati.

Sarà ingenuo, ma a me sembra ci sia una correlazione felice tra le tensioni utopiche della rete e quella della cooperazione. Si veda alle voci: economia del dono, produzione tra pari, tecnologie di collaborazione, trasparenza, partecipazione.

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