Free/Cheap

luglio 26, 2009 alle 5:54 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 4 commenti

free-chris-andersonNell’ultimo numero di Chips&Salsa/Il Manifesto, Raffaele ha recensito “Free” di Chris Anderson, mentre io ho intervistato Ellen Ruppel Shell, autrice di “Cheap. The High Cost of a Discount Culture“. Due libri speculari, che sono arrivati nelle librerie con una tempistica “sospetta”.

Ad ogni modo, il saggio della Ruppel Shell rappresenta il miglior contraltare all’utopia scintillante di Anderson (che ci lascia tutti un po’ perplessi). Low-cost, offerte speciali, prendi 3 paghi 2, free: alla fine sono tutte strategie di marketing che ci fanno spendere di più. Per non parlare di tutte le conseguenze (sottovalutate) sull’ambiente e i diritti dei lavoratori…

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Intervista
Tanti trucchi a basso prezzo

Alias-Il Manifesto del 19 Luglio 2009

Tentazioni low-cost, offerte speciali da cogliere al volo, saldi 365 giorni l’anno e finanche l’illusione del “tutto gratis”. Le strategie di seduzione messe in campo dai maghi del marketing ormai non conoscono più confini. Ma a che prezzo sta avvenendo tutto ciò? Stiamo soltanto spendendo di più con l’illusione di risparmiare, afferma Ellen Rupel Shell, docente di giornalismo alla Boston University e corrispondente dell’Atlantic Monthly, nel suo ultimo volume “Cheap. The high cost of a discount culture” (Penguin Press). Un viaggio nelle mecche del consumismo globale, sempre più ossessionato dall’ideologia sotto-costo e sempre più disinteressato agli effetti che sta producendo sull’ambiente, l’economia e la società. Per molti versi “Cheap” rappresenta la migliore decostruzione (sobria e con i piedi per terra) dell’utopia scintillante descritta da Anderson in “Free”. Continue Reading Free/Cheap…

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Videogiocare con le notizie

luglio 20, 2009 alle 9:24 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

I videogame come nuovo format giornalistico. Non tanto per raccontare le notizie, quanto per commentarle meglio e coinvolgere anche i lettori più distratti. Più che di newsgame sarebbe meglio parlare di “editorial-game“, dicono gli esperti. L’equivalente digitale ed interattivo della vecchia vignetta in prima pagina.

september12

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Giocando con le notizie
Dai videogame utilizzati come reportage alle tecnologie in soccorso dei reporter investigativi. Nelle redazioni online si cerca un antidoto alla crisi per garantire un avvenire alle news.

Chips&Salsa/Il Manifesto dell’11 Luglio 2009

«Comandante, i Palestinesi hanno ripreso a lanciare missili Qassam contro Sderot. Ti do cinque minuti: cerca di eliminarne quanti più è possibile».
Gli ordini del primo ministro israeliano non ammettono repliche. Ma niente paura, la missione non è affatto impossibile: il nostro comandante ha a disposizione razzi e caccia bombardieri di ultima generazione, mentre i nemici palestinesi riescono a lanciare solo qualche missile sgangherato. Man mano che il gioco procede, si capisce subito che non c’è proprio partita: alla fine del primo round il mio comandante totalizza 149 morti, contro le 16 vittime israeliane. Una vittoria schiacciante, che però non basta ad accontentare Ehud Olmert: «Sei licenziato» esclama a fine partita, spiegando che non sono riuscito a rispettare il punteggio del 2007 «quando per ogni israeliano ucciso ci sono state 25 perdite tra i palestinesi, civili compresi». Continue Reading Videogiocare con le notizie…

Sciopero dei blogger e slacktivism

luglio 18, 2009 alle 5:02 pm | Pubblicato su parole 2.0 | 2 commenti

Beh, quello che scrive Enzo Di Frenna (via mantellini) era forse in larga parte prevedibile. Negli Usa da tempo si parla di slacktivism, ovvero l’attivismo da poltrona. Quello che inizia e finisce con un click e dura il tempo dell’adesione a un gruppo su Facebook, di una firma al volo sulle petizioni online.

In proposito, ci sono alcune interessanti riflessioni di Evgeny Morozov, che paragona lo slacktivism online all’effetto couch-potato della tv.

Ovviamente non basta questo a spiegare l’insuccesso della manifestazione di Piazza Navona. Credo che un altro limite sostanziale (contro cui mi sono arenato anche io, che pure ero profondamente favorevole alla protesta) era la definizione di “sciopero degli blogger“. Erroraccio: non ho mai incontrato qualcuno a cui facesse piacere essere presentato come “blogger” (a parte, ovviamente, chi vuole venderli i blog). Ogni qualvolta che noi giornalisti parliamo dei blogger come insieme, riceviamo sempre un mare di improperi. A ragione. Il blog è solo una tecnologia abilitante, così come lo è lo scrivere a penna su carta, il guidare la macchina. Avete mai sentito parlare di uno sciopero degli alfabetizzati? Tempo fa c’è stata la proposta dello “sciopero bianco degli automobilisti“, ma si è rivelato un clamoroso flop.

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