I dilemmi di Wikipedia

settembre 26, 2009 alle 10:58 am | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

672px-Wikipedia-Sign.svgNegli ultimi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori: arriva la censura, Wikipedia diventa multicolor, e via dicendo. In realtà, molte cose sono state esagerate, si tratta solo di un’ulteriore fase di assestamento per la celebre enciclopedia, da sempre scissa al suo interno tra i cultori della qualità ad ogni costo (gli eliminatori) e la vecchia anima open (gli inclusionisti).

In questo articolo uscito su Chips&Salsa/Il manifesto di qualche settimana fa ho provato a spiegare i cambiamenti in arrivo (e le conseguenze che potranno avere).

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Wikipedia al bivio
Rendere più affidabili i contenuti senza perderci in democrazia: la sfida impossibile dell’enciclopedia online che di recente ha introdotto nuove regole per modificare gli articoli.

C’è una battaglia che si combatte da anni all’ombra dell’enciclopedia collaborativa più famosa del web. E vede contrapporsi due fazioni agguerritissime, ognuna con un proprio slogan: “Wikipedia non è fatta di carta” vs “Wikipedia non è una discarica”.
L’Economist ha per primo battezzato queste due frange come “inclusionisti contro eliminatori“. Ovvero, da una parte il gruppo di utenti visceralmente attaccato all’idea originaria di uno spazio libero e senza gerarchie, in cui ciascuno può dire la propria su qualsiasi argomento. E poco importa se – come mettono in luce i soliti detrattori – in questo modo ci si ritrova con la voce di Britney Spears dieci volte più lunga e dettagliata di quella su Antonio Gramsci: la qualità è perfettibile nel corso del tempo; e poi nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire cos’è rilevante e cosa no, Wikipedia non è mica la vecchia enciclopedia di carta.
Attenzione – ribattono però dal fronte eliminazionista – in questo modo rischiamo di trasformare Wikipedia in un letamaio in cui ci si trova di tutto e di più: servono regole chiare per evitare il proliferare di informazioni infondate e diffamatorie; bisogna mettere un argine al più presto ai tanti utenti che vandalizzano le nostre pagine per scherzo o per interessi personali. Anche a costo di introdurre limitazioni e gerarchie che potrebbero tradire, in parte, lo spirito iniziale di apertura indiscriminata.

Nel tentativo di raggiungere un compromesso tra queste due frange sotterranee, in questi anni sono state messe a punto diverse strategie di contenimento, a cominciare dalla creazione di una gerarchia di utenti con funzioni diversificate: amministratori, burocrati, supervisori e tutta una schiera di utenti “più uguali degli altri”. Quanto è bastato perché tanti “inclusivisti” piccati abbiano pian piano deciso di abbandonare il progetto. «Ero uno degli utenti più attivi, ma ora ho lasciato perdere» , ha spiegato Aaron Swartz, programmatore statunitense di 22 anni . «Non mi piaceva l’atteggiamento dei tanti amministratori che dicono: «Non stiamo qui a spiegarti come prendiamo le nostre decisioni. Ne parliamo tra di noi e basta».

La sensazione di tradimento è diventata poi inevitabile quando lo scorso mese, proprio alla vigilia di WikiMania 2009 (il consueto incontro annuale di tutti i wikipedians), il New York Times ha anticipato l’arrivo di una rivoluzione copernicana nell’universo dell’enciclopedia online: addio al principio di apertura indiscriminata, presto le modifiche apportate dai normali utenti saranno visibili solo dopo l’approvazione di un supervisore. La notizia, solo parzialmente fondata, ha fatto presto il giro del mondo, suscitando le reazioni più indignate: « E’ la fine dell’utopia democratica», hanno scritto molti utenti.

Peccato, però, che le cose non stavano proprio come le aveva riportate il Nytimes (e, a catena, tutte le grandi testate globali). E così dal quartier generale di Wikipedia si sono subito affrettati a smorzare i toni, spiegando che in realtà si tratta della sperimentazione di due diverse funzionalità già testate con successo sull’edizione tedesca dell’enciclopedia: “Flagged Protection” e “Patrolled Revision“.

La prima prevede che le modifiche apportate dai normali utenti su alcune voci considerate delicate non siano pubblicate immediatamente, ma siano visibili solo dopo l’approvazione di un supervisore (i cosiddetti trusted editor, ovvero amministratori, reviewer o utenti con più di dieci modifiche). Per quanto a prima vista possa sembrare una forma di censura preventiva, per molti versi si tratta di una considerevole apertura rispetto all’attuale sistema basato su “articoli protetti o semi-protetti” (le famosi voci con il lucchetto, che possono essere modificate solo dagli amministratori o dagli utenti più anziani). A patto però che i tempi di approvazione non siano troppo lunghi. «E’ bene sottolineare che si tratta soltanto di un test avviato sull’edizione inglese (e non su quella italiana, ad esempio). Durerà due mesi, dopo di che la comunità deciderà se implementarlo in via definitiva o no», sottolinea Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia.

Se “Flagged Protection” cerca di evitare i vandalismi e le “edit war” dell’ultimo minuto, l’estensione “Patrolled Revisions” vuole invece essere una sorta di bollino di qualità: verrà applicato alle voci di persone ancora in vita per garantire che tutte le informazioni pubblicate rispett i no alcuni requisiti minimi di qualità (e cioè non ci siano contenuti inesatti o diffamatori, e c c).
Entrambe le funzionalità sono state fortemente caldeggiate dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales che spera in questo modo di evitare il ripetersi di incidenti imbarazzanti. Come quello capitato lo scorso gennaio quando, in seguito al malore del senatore Ted Kennedy durante la cerimonia di insediamento di Obama, la sua voce su Wikipedia è stata “vandalizzata” da anonimi che hanno scritto: «Kennedy ha subito un attacco, è stato trasportato su una sedia a rotelle ed è poi morto poco dopo». Inevitabili i titoli del giorno seguente : «Wikipedia ha ucciso Ted Kennedy».

Con somma gioia degli “eliminazionisti” le nuove funzionalità forse aiuteranno a evitare simili incidenti. Ma molti “inclusionisti” – tra le cui fila si posiziona anche Frieda Brioschi – non possono fare a meno di esprimere qualche perplessità: «Spero solo che in questo modo non si scoraggi la partecipazione degli utenti. Il bello di Wikipedia è da sempre la possibilità di visualizzare subito i contenuti aggiunti. Invece, dalla sperimentazione tedesca è emerso che alcune modifiche vengono approvate anche dopo tre settimane, un tempo troppo lungo. Ad ogni modo ora vediamo come va il test sull’edizione inglese e ne riparliamo tra due mesi».

I sospetti di Brioschi non sono del tutti infondati: un recente studio del Palo Alto Research Center ha rilevato che il livello di partecipazione su Wikipedia va sempre più scemando. Dall’analisi di oltre 7 anni di attività, è emerso infatti che il numero di voci aggiunte su base mensile si è ridotto di un terzo (20.000) rispetto al 2006 (quando erano 60.000). Secondo l’autore della ricerca Ed Chi non si tratta solo di un calo fisiologico, ma di una conseguenza dell’eccessiva gerarchizzazione a cui è andata incontro Wikipedia negli ultimi anni: attualmente un utente neofita vede i propri contributi rimossi dagli amministratori una volta su quattro (25%) quando nel 2003 ciò accadeva solo una volta su 10. «E’ inevitabile – sottolinea Ed Chi – che i nuovi arrivati o gli utenti occasionali sentano una forte resistenza da parte della community».

A dar credito a queste cifre, sembra quindi che gli eliminazionisti abbiano pian piano vinto la loro battaglia contro gli inclusivisti. Ma di qui a pensare che abbiano vinto anche la guerra ce ne passa: Wikipedia resta pur sempre il più grande laboratorio di intelligenza collettiva online. E gli anticorpi contro lo perdita dello spirito iniziale sono sempre in azione, anche nelle stanze dei burocrati che gestiscono il progetto. Basti pensare che all’ultima WikiMania Conference di Buenos Aires, tra i tanti wikipedians in jeans e maglietta, sono stati avvistati anche alcuni signori in giacca e cravatta: si trattava dei nuovi super-consulenti assoldati dalla WikiMedia Foundation per studiare meglio i mille volti della comunità. E proporre soluzioni in grado di portare avanti l’attuale sfida di Wikipedia: restare la più affidabile enciclopedia online senza smarrire lo spirito democratico degli inizi.

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 12 settembre 2009

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