La tragedia di Oslo e il giornalismo in tempo reale

luglio 23, 2011 alle 12:02 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 4 commenti

[Cross-posting da La Scimmia Che Vinse il Pulitzer]

C’è chi lo chiama live-blogging, chi live-coverage, chi “pagina vivente” (live-page). Al di là delle differenze terminologiche, una cosa ormai è certa. Nelle redazioni dei media tradizionali si sta facendo sempre più largo un nuovo formato, nativo del web, per raccontare l’attualità.
Soprattutto quando gli aggiornamenti in tempo reale incalzano di minuto in minuto e non ha più senso impacchettare il classico, lungo articolo testuale che, come dice lo studioso Jeff Jarvis, è ormai diventato un vero e proprio lusso (richiede troppo tempo e risorse. E, poi, rischia di essere “vecchio” già a poche ore dalla pubblicazione)

E così, anche ieri, a raccontare meglio la tragedia di Oslo sono stati ancora una volta i cosiddetti live-coverage. Soprattutto perché sono riusciti ad integrare nella loro copertura le tantissime testimonianze di prima mano presenti sui social media.

In Italia, l’ha fatto ad esempio molto bene Andrea Dambrosio di Sky.it, appoggiandosi al servizio gratuito Storify: mentre le altre testate online italiane combattevano contro il formato tradizionale dell’articolo (aggiungendo le ultime breaking news man mano che arrivavano, cancellando le precedenti, con l’effetto di confondere il lettore, senza sapergli dare un contesto), su Sky.it si poteva scorrere il flusso di testimonianze online raccolte sul web (ovviamente Sky.it non si è limitato a questo formato, ma accanto ha pubblicato anche i tradizionali articoli di contesto, fotogallery, video, etc).

E’ interessante notare, poi, come diverse testate, con diverse sensibilità giornalistiche, si stiano appropriando di questo formato nativo del web. The Guardian (tra gli antesignani del genere) preferisce il formato più conversazionale e caotico del live-blogging in ordine cronologico inverso: tanti aggiornamenti in tempo reale, una grandissima diversità di fonti pescate sui social media, ma il rischio di pubblicare notizie infondate è sempre dietro l’angolo.

La BBC preferisce, invece, affiancare il live coverage con la diretta live del suo canale all-news: ok l’apertura ai social media e gli aggiornamenti in tempo reale – sembra voler dire la più istituzionale tv di stato britannica – ma fidatevi di più dei nostri giornalisti.

Ad ogni modo, la mia soluzione preferita resta quella del New York Times. Robert Mackey, il giornalista del bellissimo blog The Lede, riesce ad offrire live-page con una grande diversità di fonti, senza però mai confondere il lettore (come il Guardian), ma dandogli sempre un contesto e una narrazione (come la Bbc). Ogni unità integrata nel flusso è sempre introdotta e spiegata, anche a costo di distorcere il flusso cronologico inverso di cui è schiavo il Guardian, ad esempio. Altro punto di merito per Mackey: ogni fonte che cita è sempre verificata (una questione che diventerà sempre più centrale, man mano che le testate online inizieranno ad usare il live-coverage).

4 commenti »

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  1. Grazie per la citazione Nicola, d’altra parte è a te che devo la conoscenza di Storify. Molto in sintesi: credo che il problema della verifica e dell’attendibilità delle fonti sia, anche quando si parla di social network, centrale.
    Per quello che mi riguarda penso poi che in una situazione come quella di ieri, uno strumento come Storify possa essere molto utile per raccontare gli avvenimenti in tempo reale, non necessariamente in senso cronologico (qual è la cronologia corretta, in questo caso: quando è accaduto qualcosa o quando un video viene postato sul web, magari due ore dopo, e ce lo racconta?). Raccontare cioè quello che sta accadendo ma anche la percezione che di questi avvenimenti hanno le persone in quel momento, magari in tutto il mondo. Può anche essere una percezione sbagliata, si pensi per es. Alla matrice dell’attentato, ma è comunque una notizia che va raccontata (non in modo acritico ovviamente). Per quel poco che ho visto – ho scoperto strumenti come Storify da pochissimo – ho l’impressione poi che ci siano una serie di questioni “tecniche” che sono molto interessanti (anche dal punto di vista giornalistico), ma non voglio rubare altro spazio. Ciao, Andrea

    • D’accordo con te. Proprio perché ancora acerbo, lo strumento del live-coverage si presta a diversi utilizzi. Il Guardian ad esempio lo usa rendendo trasparente il proprio processo giornalistico: ecco tutto quello che sta avvenendo, secondo la nostra cronologia (che ovviamente è fittizia: è l’ordine con cui trovano le risorse online o arrivano le agenzie). Devo dire che preferisco utilizzi più mirati, come ad esempio hai fatto tu raccogliendo le “reazioni” alle notizie in tempo reale. Oppure come fa Mackey sul Nytimes che non se ne importa della cronologia, ma cerca di dare un senso (e verificare) i video, i tweet e le testimonianze che trova online. C’è poi chi crede che Storify non sia tanto utile per seguire in diretta gli eventi, quanto per ricostruire a posteriori un evento, aggregando diverse tipologie di fonti. E anche questo mi sembra un buon utilizzo…

  2. L’aspetto curioso è che la maggioranza dei media ha coperto la notizia senza pensare che i norvegesi possiedono uno dei tassi di digitalizzazione più elevato in assoluto, utile sia per ricercare le notizie che per verificare le fonti.
    Giusto ieri ho letto che sia Jeff Jarvis che Andy Carvin lamentavano l’assenza di funzionalità di curation all’interno di Google+.
    Io ne ho approfittato per colmare la lacuna, mostrando anche come ottenere i migliori risultati con l’utilizzo combinato di più canali e più strumenti.
    Storify lo uso da diversi mesi e mi trovo splendidamente, tanto che sul blog vi ho dedicato una categoria specifica; in questa occasione ho però preferito usare Scoop.it perché mi sembrava più indicato. Diciamo che sono due strumenti dalle caratteristiche leggermente diverse.
    Visto che è la prima volta che lascio un commento su questo blog, ne approfitto per complimentarmi dell’eccellente studio pubblicato a maggio, che twittai come “MUST READ”.
    Roberto

    • Roberto, grazie mille. In effetti gli Spunti di G+ possono essere molto utili in simili contesti. Quanto a Scoop.it non l’ho mai provato: mi sembra che privilegia una migliore visualizzazione a discapito del flusso cronologico; farò un test alla prima occasione utile. Spotify è invece sicuramente il miglior strumento, anche se ho notato che i motori di ricerca interni a volte hanno un po’ di latenza (rispetto al motore di ricerca interno di Twitter, ad esempio). Grazie del commento


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