Sei mesi con un Kindle

maggio 15, 2010 alle 3:50 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | 16 commenti

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto di sabato 15 Maggio

Per un mese è rimasto lì, sulla mensola a prendere polvere insieme agli altri libri. La sbornia iniziale era durata poco. Giusto il brivido di acquistare un romanzo non ancora tradotto in Italia, abbonarsi in prova a qualche quotidiano, ammirare le copertine vintage con Emily Dickinson e John Steinbeck quando va in stand-by.

L’euforia da novità  è passata nel giro di qualche settimana. Alla fine non era vero che potevi scaricarti tutte i libri che volevi il giorno stesso dell’uscita negli Usa (tanti editori non rilasciano la Kindle Edition per il mercato europeo). E poi non è che sia così comodo sfogliare un quotidiano o un settimanale su uno schermo da sei pollici: non ci sono immagini a colori, si perde la dimensione grafica della pagina (gli articoli sono accessibili solo da un lungo elenco mal formattato) e poi bisogna familiarizzare con le odiose “locations” (dopo secoli di editoria, Amazon ha deciso che i numeri della pagine non servivano più, potevano benissimo essere sostituiti da una nuova unità di misura di cui, ancora oggi, non capisco il senso).

Quanto è bastato perché  il Kindle finisse dimenticato su una mensola.

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Blog dietro le sbarre

gennaio 23, 2010 alle 2:40 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | 2 commenti

Inchiesta pubblicata su Chips&Salsa/Il Manifesto di Sabato 23 Gennaio.
Qui il file in versione pdf, dove si può leggere anche un’intervista a Ethan Zuckerman (“Portiamo Internet in tutte le carceri”) e si parla del progetto del MIT Between the Bars.

La foto a destra è dell’escape artist Ronald Tackmann.

PRIGIONE 2.0
Blog dietro le sbarre
Sempre più  detenuti gestiscono diari online dal carcere. Per denunciare violenze e maltrattamenti, ma anche per condividere pensieri ed emozioni con chi sta fuori. Le storie di Shaun Attwood, Carlo Parlanti, Ben Gunn e del progetto torinese “Dentro e fuori”.

di Nicola Bruno

FUGA DA ARPAIO
19 Febbraio 2004, Carcere di Maricopa (Arizona) – «La toilette accanto al letto è piena fino all’orlo. Da tre giorni manca l’acqua corrente. Gli altri detenuti si abbandonano a comportamenti infantili: per defecare usano i sacchetti di plastica in cui viene servito il pane ammuffito della colazione. E le buste restano per ore nella cella. (…) Abbiamo chiesto un intervento alle autorità sanitarie. Spero vengano al più presto a salvarci da questa situazione. (…) Nel frattempo ho ricevuto una lettera da Claudia, dice che mi resterà accanto, qualunque cosa succeda. Grazie a suo fratello, sono riuscito a farle arrivare un mazzo di rose per San Valentino».
Inizia così il primo post pubblicato su Jon’s Jail Journal (Diario dal carcere di Jon), uno dei primi blog a raccontare online la vita quotidiana dietro le sbarre.
Era il 2004 e Jon era lo pseudonimo di Shaun Attwood, un giovane inglese trasferitosi da poco negli Stati Uniti, dove faceva il broker di giorno e l’organizzatore di rave nei weekend. Per una storia di droga era stato condannato a nove anni da scontare in una dei peggiori carceri statunitensi. Quella dello sceriffo Joe Arpaio, tristemente famoso per il duro regime imposto ai propri detenuti («decine di morti sospette, scarsa igiene, cibo avariato», ci dice Shaun), oltre che per le trovate discutibili, tipo l’idea di installare quattro telecamere nel carcere e trasmettere tutto online.
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Nirvana per tutti

ottobre 12, 2009 alle 7:41 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | Lascia un commento

D_Repubblica_Indie_CultureArticolo pubblicato su D – La Repubblica delle Donne di sabato 10 ottobre 2009

Nirvana per tutti

Band e poeti del movimento indie? Oramai sono assimilati e amati da qualunque pubblico. Ma allora, qual è il ruolo degli (ex) artisti indipendenti?

di Nicola Bruno

L’indie è morto, viva l’indie. Cosa resta del movimento che, diversi anni fa, prometteva di dare uno scossone al mondo dell’arte e della cultura? È ancora vivo e vegeto sulla scena underground oppure, nel momento in cui ha ceduto alla tentazione del trendy, si è avviato verso un lento declino?
Dopo tanto sottobosco (le sue radici affondano nella cultura hippie e punk), l’indie ha conosciuto un improvviso successo agli inizi degli anni ’90. Non solo nella musica, ma anche nel cinema, nella letteratura, nel giornalismo, nel design, fino a diventare una filosofia di vita (all’insegna del fai-da-te creativo e di un fiero spirito anti-corporate) e una moda di massa: jeans strettissimi, All Star colorate e walkman alle orecchie, magari ascoltando a tutto volume Slanted and Enchanted (album d’esordio dei Pavement, una pietra miliare per gli indie duri e puri).
Disco che, non a caso, dà il titolo anche all’ultimo libro di Kaya Oakes, Slanted and Enchanted. The Evolution of Indie Culture (Holt Paperbacks). L’autrice ha vissuto in prima persona tutte le fasi del movimento: ha pubblicato poesie per case editrici indipendenti, diretto un’eclettica rivista ormai chiusa (la pluripremiata Kitchen Sink) fino a diventare docente a Berkeley. Anche lei, insomma, è un po’ l’emblema dell’alternativo che si è fatto mainstream. A quale prezzo?
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Orwell vs. Gladwell

settembre 29, 2009 alle 8:10 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | Lascia un commento

In And then there’s this. How stories live and die in a viral culture, recente libro di Bill Wasik (l’ideatore del primo flash-mob – ne parliamo su Chips&Salsa di sabato prossimo), c’è un’interessante tabella, in cui si confronta la teoria del controllo di George Orwell, con quella più pop e recente di Malcom Gladwell, autore di successo di saggi su come diventare persone di successo – un paradosso che la dice lunga sulla cultura contemporanea.

Come dire, tra le due scegliere non saprei…

GeorgeOrwellDistopia di Orwell MalcolmgladwellDistopia di Gladwell
Il comportamento umano può essere predetto e perciò gestito, con risulati pericolosi Il comportamento umano può essere predetto e perciò gestito, con risultati affascinanti
La psicologia di massa è utilizzata per controllare milioni di persone Milioni di persone comprano libri su come utilizzare la psicologia di massa
Il Grande Fratello ti sta osservando Il Grande Fratello sei tu

Twitter secondo Baudrillard: fine della storia

marzo 29, 2009 alle 6:54 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | 3 commenti

baudrillardJean Baudrillard è morto due anni fa, ma come dice Nicholas Carr, la forza profetica dei grandi pensatori si misura con il tempo.
Il filosofo francese non ha conosciuto Twitter, ma ne aveva già presentito la portata nel 1999 quando, durante una conferenza in California, disse (traduco e commento braccio):

“La libertà è stata obliterata e liquidata dalla liberazione
(qui, penso, il riferimento sia al movimento femminista, ma vale anche per quello gay, etc)

La verità è stata soppiantata dalla verificazione (vedi il metodo scientifico, ma anche i nuovi Numerati)

La comunità è stata assorbita dalla comunicazione (vedi Facebook &co)

Tutto ciò sembra seguire una logica paradossale: l’idea è distrutta dalla sua realizzazione, dal suo stesso eccesso.

E in questo modo la storia stessa arriva alla fine, si ritrova obliterata dall’istantaneità e dell’onnipresenza dell’evento” (parlava di Twitter?)

Illustrazione: via u2r2h

Nuovi media, vecchie trincee

gennaio 20, 2009 alle 9:09 pm | Pubblicato su Media | 3 commenti

War On Gaza - Ushahidi/Al Jazeera

War On Gaza - Ushahidi/Al Jazeera

Le guerre ora si combattono anche online. Da Al Jazeera al Ministro della Difesa israeliano, passando per le migliori esperienze grassroot: ecco come le guerre vengono combattute e raccontate in rete.

Articolo comparso su Chips&Salsa-Il Manifesto di sabato 17 gennaio

Ci possono essere guerre dimenticate e conflitti censurati anche nell’epoca delle televisioni all news e del passaparola globale su internet? Sì, purtroppo. Nelle scorse settimane 400 reporter accreditati per seguire l’offensiva a Gaza sono stati bloccati dall’esercito israeliano a Sderot, città al confine con la Striscia. “Israele ha trasformato Gaza in un enorme acquario. Si possono vedere gli attacchi, ma non si potrà mai conoscere le storie umane che ci sono dietro”, ha commentato un impotente inviato.
Dopo la pessima copertura dell’azione militare in Libano (così è stata definita da un rapporto interno israeliano), questa volta il governo di Tel Aviv ha giocato d’anticipo, pianificando tutti i dettagli dell’
hasbara, ovvero la “spiegazione” degli eventi da far arrivare al resto del mondo (si veda questo articolo di Edward Said). Senza trascurare, ovviamente, la presenza in rete: il ministero della Difesa ha deciso di aprire un canale su YouTube con aggiornamenti quotidiani dei bombardamenti; per diffondere meglio le notizie è stato lanciato anche un account su Twitter, il popolare servizio di microblogging. “La blogosfera e i nuovi media sono un’altra zona di guerra da presidiare”, ha dichiarato la portavoce dell’esercito Avital Leibovich, alludendo forse al nemico velato Al Jazeera o ai tanti utenti pro-Palestina che si sono mobilitati online.

Gaza 2.0
Nonostante l’embargo dai grandi media, non tutte le notizie da Gaza sono arrivate filtrate, almeno per chi ha provato ad andare al di là della minestra riscaldata di giornali e tv occidentali. A Gaza erano presenti alcune catene televisive arabe, tra cui si è distinta
Al Jazeera per la copertura sul campo (grazie ai quattro corrispondenti sparsi per la Striscia) e i tanti canali alternativi aperti online. Oltre a replicare i programmi su YouTube e Livestation (piattaforma gratuita di tv all news), l’emittente del Qatar si è prodigata anche su Twitter, dove l’account AJGaza ha offerto un liveblogging a flusso continuo dalla Striscia, arrivando spesso a segnalare gli attacchi in corso prima delle agenzie occidentali.

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Erbetta sintetica

gennaio 9, 2009 alle 6:52 pm | Pubblicato su Media | 1 commento

astroturfSegnalo anche qui un pezzo uscito su Finanza&Mercati e rilanciato su VisionPost . Si parla di astroturfing e della (carente, per quanto siano previste multe salatissime) normativa italiana.

Il tema per ora è nuovo, ma scommettiamo che nei prossimi anni esploderà? Qualche avvisaglia ci arriva già dalla California, dove un utente è stato denunciato per una recensione negativa su Yelp

La carta del guru

dicembre 10, 2008 alle 6:36 pm | Pubblicato su Media | Lascia un commento

La “carta” è ovviamente metaforica, visti i consigli che Joi Ito dà al manifesto.
L’intervista è uscita giovedì scorso sul manifesto e la ripropongo qui (da domani non sarà più accessibile online)

——–
La carta del guru
La crisi del manifesto, come uscirne. Parla Joichi Ito, uno dei massimi esperti di web a livello mondiale

Nicola Bruno

«Il manifesto? Si, conosco bene il vostro giornale». Come fa un guru tecnologico che vive tra Kyoto e la Silicon Valley a conoscere un piccolo “quotidiano comunista” italiano, per di più distribuito solo su carta? C’è davvero poco da stupirsi se il guru in questione è Joichi Ito, 44 anni, eclettico attivista e venture capitalist nippo-americano, da qualche mese approdato alla guida di Creative Commons, organizzazione no-profit che promuove una riforma globale del copyright e in cui militano anche collaboratori de il manifesto. Continue Reading La carta del guru…

La follia di re Yang

novembre 19, 2008 alle 8:28 pm | Pubblicato su Media, Tecnologia | Lascia un commento

Dico subito che a me Yang stava molto simpatico. Nei 17 mesi da Ceo, ha fatto bene a spingere per un riposizionamento tecnologico della sua creatura (potenziamento e apertura della piattaforma): sul lungo periodo avrebbe pagato.

Eppure non ha saputo per nulla gestire il tracollo finanziario, come sottolineva l’Economist già una settimana fa. Le sue dimissioni sono un po’ la fine di un sogno o, a seconda dei punti di vista, di una follia: la tecnologia come motore dell’innovazione, capace di cavalcare il mondo della finanza, senza subirla.

Di seguito, una riflessione su Yahoo! e il post-Yang, uscita oggi su il manifesto

Yahoo! fine del sogno
Jerry Yang lascia la poltrona di amministratore delegato. Microsoft ritorna alla carica?
Nicola Bruno

Diciassette mesi trascorsi sulla poltrona più bollente della Silicon Valley «tra non poche distrazioni e sfide» (così recita il comunicato stampa ufficiale nel suo freddo burocratese). E un chiodo fisso: difendere a denti stretti l’indipendenza della società da lui fondata nel 1994, anche a costo di trasgredire i diktat degli analisti di Wall Street che caldeggiavano il più comodo matrimonio con Microsoft.
Di certo il coraggio e la coerenza non hanno fatto difetto a Jerry Yang che ieri ha detto addio alla poltrona di amministratore delegato di Yahoo!, colosso del web di stanza a Sunnyvale (California), sulla quale era tornato nel giugno 2007 nel tentativo di rincorrere Google che stava prendendo il largo nel mercato della pubblicità online.

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Riecco l’ebook

novembre 10, 2008 alle 1:41 pm | Pubblicato su Media, Tecnologia | 5 commenti

books_burningGrazie ad Antonio Tombolini, Luca Calcinai e Luigi aka Shinken (tabacchino-bibliofilo di Genova), ho testato alcuni e-reader che sono attualmente commercializzati in Italia. Per la precisione l’iLiad, il DR 1000 e il Cybook.

Nonostante le tante limitazioni (usabilità, formati), ero quasi tentato dal comprarne uno (il piccolo e comodissimo Cybook): la leggibilità è perfetta e poi la possibilità di portarsi decine di libri in giro su un unico dispositivo è allettante.

Ma poi mi sono detto: per leggerci cosa? In Italia non c’è ancora nessun mercato degli ebook o dei quotidiani elettronici. E per ora gli editori si guardano bene dal farne crescere uno. Come dire: niente a che vedere con quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove, come ci racconta Virginia Heffernan in questa bella recensione di Kindle pubblicata sul NYT, il consumo dei libri sta effettivamente cambiando.

Ne parlo nell’articolo pubblicato su Chips&Salsa/il manifesto di sabato 8 novembre.

Foto da Flickr: On Fire di Adriano Galante

Riecco l’ebook

Dopo 20 anni di insuccessi, l’industria tech ci riprova. Nuovi dispostivi di lettura promettono di rivoluzionare il mercato. Ma gli editori impongono i lucchetti e in Italia non mettono a disposizione i cataloghi.

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