#IoRicordo – G8 Genova 2001/2011

giugno 23, 2011 alle 12:38 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

Selezione dei tweet #ioricordo e di alcuni post pubblicati su ioricordogenova.altervista.org

#ioricordo Genova 10 anni fa. A pranzo con mia moglie e il suo correlatore. Il TG annuncia la morte di Giuliani. Tanta paura. "e adesso?"
antolo
June 23, 2011
#ioricordo che quando sono tornato non ho letto niente, non ho guardato niente per delle settimane, non volevo sapere.
ciocci
June 23, 2011
Ero a Londra per un corso. Ho appreso la terribile notizia da un’ansa ricevuta sul cellulare di un amico. Poi, il gelo. #ioricordo G8 Genova
paroladisil
June 23, 2011
#ioricordo #Genova ero ad Hastings,vacanza studio, arrivavano le notizie del G8 via sms, quando l’ho saputo si è gelato il sangue nelle vene
nadiaplasti
June 23, 2011
#ioricordo che nelle radio finlandesi si sentiva la parola Genova, ma non capivo cosa stava succedendo
ciocci
June 23, 2011
#ioricordo che ero a due passi, a Rapallo, 21enne alla prima esperienza di lavoro a 500km da casa. Le sirene, la radio, l’aria elettrica.
thomazmagnum
June 23, 2011
#ioricordo le telefonate "stiamo bene, hanno arrestato R, M. non si trova!" e ricordo i lividi dei compagni che tornavano
Ca_Rouge
June 23, 2011
#ioricordo la paura e la voglia di rischiare, nella mischia che lotta e che protegge e la certezza che il giorno dopo sarebbe stato diverso
MRS00
June 23, 2011
#ioricordo è una delle cose più emozionanti che ho fatto negli ultimi anni.Grazie a chi ha contribuito e a chi lo farà. http://bit.ly/lstOJJ
tigella
June 23, 2011
Margherita, 16anni (quasi 17) nel 2001, Milano di Margotta

Ricordo che a Milano faceva caldo. Avevo passato gli ultimi giorni a litigare con i miei genitori per poter andare alla manifestazione del sabato. Il verdetto paterno era stato unanime: no, troppo pericoloso. Ero pronta a trasgredire, per la prima volta nella vita.
Tutto e niente di Cienfuegos

Un mondo migliore possibile, il fumo acre che rende l’aria irrespirabile; l’allegria di stare insieme, chi sono quelli col passamontagna nero; tutto per possibilità, il senso d’impotenza; le mani alzate, le cariche; i sorrisi, le lacrime; il caldo sulla pelle, il freddo dentro le ossa; niente che inizia, qualcosa che finisce; l’abbraccio di due occhi come il mare, un treno che ti porta lontano per sempre
Vito, io ricordo

Io ricordo che ci sono 10 persone che aspettano la sentenza della Cassazione e che rischiano un totale di 98 anni e 9 mesi di carcere. Io ricordo che c’è chi giocò a fare la guerra mentre dall’altra parte c’era chi davvero voleva che ci fosse guerra.
A pochi metri dai fatti di Tambu

io lavoraro a pochi metri dalla "zona rossa". Non abbastanza da avere un visto e non abbastanza per essere tranquillo. Dai vetri dell’ufficio – piano terra – non è che si vedesse granché, ma quando la gente ha iniziato a scappare s’è visto bene.

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Tweet First, Verify Later? Real-time web, Social Media Curation and Verification

maggio 5, 2011 alle 1:28 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 20 commenti

Here it is the research project I’ve worked on during my fellowship at the Reuters Institute for the Study of Journalism in Oxford

Download PDF

Summary by RISJ

Nicola Bruno, an Italian journalist specialising in digital media and technology and its effect on journalism, has written a fascinating research paper on how mainstream media used social media in the aftermath of the Haiti earthquake in January 2010.  In his study entitled, ‘Tweet first , verify later? How real-time information is changing the coverage of worldwide crisis events’, Nicola looks at how the so-called ‘Twitter effect’ allows mainstream media to provide live coverage without any reporters on the ground, by simply newsgathering user-generated content available online. He aims to answer three key questions:

  1. How is the Twitter effect changing the coverage of crisis events around the world?  Do user-generated contributions actually help produce more timely and accurate reporting?
  2. To what extent does user-generated content replace old-school ways of reporting during a crisis event?
  3. What happens to journalistic standards of relevance and reliability?

Nicola focuses his attention on the online coverage of the Haiti Earthquake in three mainstream online media outlets:  bbc.com, Guardian.co.uk, and cnn.com.  He describes the different approaches to social media at the BBC (more centralized), The Guardian (more decentralized) and CNN (community-centered), then uses content analysis to find out in more detail how the three organisations used social media in different ways to cover the disaster both in the immediate aftermath (when they had no correspondents) and one week later (when they did).

Amongst Nicola’s many interesting findings are that ‘Compared to The Guardian and the BBC, overall, CNN was much more open to user-generated content: the combination of Twitter sources, YouTube, Facebook, blog posts and the iReport material provided a variety of accounts from different areas of Haiti.

La Scimmia nelle librerie, il book-blog online

marzo 31, 2011 alle 1:27 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

Veloce aggiornamento su La Scimmia che Vinse il Pulitzer. Dalla scorsa settimana dovrebbe essere in tutte le librerie italiane (io ancora non l’ho visto, perché all’estero). Compratelo, regalatelo, fatemi sapere cosa ne pensate.

Intanto insieme a Raffaele, abbiamo iniziato ad aggiornare il book-blog, a questo indirizzo (complicatissimo e tautologico 😉 www.lascimmiachevinseilpulitzer.it. Il sito è stato realizzato dai ragazzi di Spazio Sputnik, che ringrazio davvero tanto per la disponibilità (e la velocità).

Ultimo aggiornamento: ieri è uscita questa gran bella recensione in inglese (con inclusa intervista al sottoscritto) a cura di Maria Teresa Sette su OWNI.eu. Qui trovate una lista delle altre anticipazioni, recensioni…

Per il resto, ci vediamo sabato 16 aprile al Festival del Giornalismo di Perugia per la prima presentazione del libro.

Intervista ad Evgeny Morozov

febbraio 19, 2011 alle 2:02 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

Sull’ultimo numero de L’Espresso è uscita una mia intervista con Evgeny Morozov, a proposito del suo ultimo libro “The Net Delusion. How Not to Liberate the World” (che sarà presto tradotto in italiano da Codice Edizioni)

Ecco il sommario:

Se il Web piace ai potenti
Dopo la rivolta egiziana tutti sono convinti che la Rete sia un’efficace arma contro i dittatori. Ma non sempre è così. La denuncia di uno studioso controcorrente
COLLOQUIO CON EVGENY MOROZOV DI NICOLA BRUNO

Una versione in PDF è disponibile sul sito dell’Università Tor Vergata

La Scimmia che vinse il Pulitzer

febbraio 17, 2011 alle 3:27 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 1 commento

La Scimmia che vinse il PulitzerOrmai è ufficiale. Il libro su cui ho lavorato nell’ultimo anno insieme a Raffaele uscirà il 22 18 marzo 2011 nella collana Presente Storico di Bruno Mondadori.
Ecco il comunicato stampa (presto altri aggiornamenti su presentazioni, sito del libro etc…)

Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo
La Scimmia che vinse il Pulitzer
Personaggi, avventure e (buone) notizie dal futuro dell’informazione

Collana Presente Storico │ Pagine 208 │ Euro 16,00

In libreria il 22 marzo.

Un adolescente olandese vagamente sociopatico lancia notizie via Twitter battendo sul tempo la CNN; un australiano con l’hobby dell’hacking svela dal suo sito gli scheletri nell’armadio dei potenti e diventa l’uomo di cui tutto il mondo parla; un software scrive alla velocità della luce articoli di baseball in un inglese impeccabile…
Mentre molti pronosticano la morte della carta stampata, questo libro ci propone un sorprendente viaggio nel giornalismo di domani attraverso le storie dei suoi nuovi paladini, eroi di tutti i giorni che stanno modificando il nostro modo di vedere il mondo. Le loro parole d’ordine sono precisione, velocità, partecipazione, trasparenza, libertà, bellezza.

Nicola Bruno è cofondatore di Effecinque (www.effecinque.org), agenzia giornalistica specializzata in prodotti e formati innovativi per l’informazione online. È stato Journalist Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford.

Raffaele Mastrolonardo da dieci anni si occupa di tecnologia e web per riviste e quotidiani, online e di carta, tra i quali il manifesto, ilCorriere della Sera e Sky.it. È cofondatore di Effecinque.

WikiLeaks come Napster?

dicembre 17, 2010 alle 1:03 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 1 commento

I miei 2 cents su WikiLeaks, su il manifesto in edicola oggi

Ricordate Napster?” chiede l’Economist sull’ultimo numero in edicola. Quando nel 2001, dopo una lunga battaglia giudiziaria,  l’industria discografica statunitense riuscì a bloccare Napster (il primo servizio per la condivisione di musica protetta da copyright) non ci volle molto perché online comparissero decine di alternative più sicure e sofisticate. Né tanto meno servì a molto criminalizzare l’ideatore Shawn Fanning e tutti gli altri “pirati” che furono portati in tribunale. Il problema non erano loro, i singoli individui che scaricavano mp3 a ruota libera, ma il salto tecnologico che era stato compiuto: un network decentrato di utenti che condividono da “pari a pari” tutti i bit che vogliono, legali e non. Fermare un simile sciame di individui si è dimostrato impossibile. E, seppur con ritardo, i colossi dell’intrattenimento ora hanno finalmente capito che il problema non era il file-sharing, ma il loro modello di business troppo chiuso. Sono loro a doversi aprire alle nuove dinamiche di rete, se non vogliono trovarsi dalla parte sbagliata della storia.

Ricordate WikiLeaks?”. Tra dieci anni forse ci ritroveremo tutti a farci questa domanda. Julian Assange è stato il primo a capire che si poteva estendere la cultura della condivisione da “pari a pari” oltre la musica per provare a rivoltarla contro poteri ancora più forti. Multinazionali, lobby, governi più o meno corrotti, chiunque in questi anni ha prodotto Gigabyte e Gigabyte di documenti digitali ora inizia a tremare. Nell’era del network non esistono più segreti, “tutto è inoltrabile”, duplicabile, condivisibile, con o senza WikiLeaks.
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Due o tre cose su Paola Caruso (con De Gregori)

novembre 15, 2010 alle 2:43 am | Pubblicato su Il nuovo mondo | 1 commento

1. Innanzitutto non è vero come scrivono in tanti a proposito della storia di Paola Caruso che l’Articolo 2 è il contratto più lussuoso per un giornalista. Può esserlo, ma anche no. L’Articolo 2 è per molti versi simile all’Articolo 1. Stessi privilegi (pensione, assicurazione) e stessi diritti (maternità, malattia). L’unica differenza è che l’editore può derogare alle retribuzioni previste dal Contratto Nazionale. Può quindi essere usato sia per premiare il corrispondente di lusso a cui si vuole dare 8000 al mese, così come per il collaboratore sfruttato da anni per dargli i soliti 1000 euro al mese e qualche privilegio in più rispetto al co.co.co. E’ molto utile soprattutto per le aziende in stato di crisi che ufficialmente non possono assumere.

2. Lo sciopero della fame.  E’ una forma di protesta estrema, spiazzante, in grado di farti passare dalla ragione al torto. Molto probabilmente si rivelerà autolesionista per la carriera Paola.
Proprio per questo non penso che lei l’abbia usato come forma di ricatto per essere assunta al Corriere: come dicono tanti consiglieri “sgamati” dell’ultima ora, per questo avrebbe potuto percorrere strade molto più sicure (denuncia al tribunale del Lavoro).
Iniziando lo sciopero della fame ha invece (involontariamente) fatto da catalizzatrice di un malessere più generale. Ha trasformato quello che lei avvertiva come un’ingiustizia personale in un gesto in cui molti (dai cococo dei call-center ai “cervelli in fuga” all’estero) si sono identificati. In momenti come questi (rarissimi per la nostra generazione), il Personale diventa improvvisamente Collettivo, e lo fa in maniera prepotente, disperata, al di là dei contesti e dei distinguo.

3. Gli attacchi personali dovrebbero essere evitati come le adesioni incondizionate. Il loop “stiamo tutti con te” alternato al coro di “è solo una povera disperata” non fa che replicare le peggiori dinamiche di questi tristi anni berlusconiani.

Come diceva oggi Lucia Annunziata alla fine della bella intervista con il magistrato Annamaria Fiorillo, capita spesso (soprattutto quando c’è di mezzo una donna, ma non solo) che, per delegittimare la battaglia di un individuo più debole contro un sistema più forte, si metta in dubbio la sua sanità mentale (“è una sciroccata”). Ci si chiede “ma chissà cosa vuole veramente?”. Si va a guardare il colore dei calzini. Insomma, si colpisce la persona per delegittimare la battaglia.
Ecco, oggi a noi non ci dovrebbe interessare più di tanto la storia personale di Paola (che sarà contorta, complicata, ingenuamente wannabe come quella di ognuno di noi), ma la Storia di una generazione fin troppo rassegnata al “tanto rubano tutti alla stessa maniera” che finalmente si sveglia e prova a rompere un “silenzio così duro da masticare”.

Refreshing my life

ottobre 16, 2010 alle 5:42 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 8 commenti

Genova. Bologna. Oxford. Negli ultimi mesi ho cambiato casa tre volte. Spedito i pacchi a un nuovo indirizzo altrettante volte. Prima c’è stata la lenta e dolorosa eutanasia di Totem, l’accartocciarsi su stesso di un progetto che forse solo Franco Carlini e il suo “felice caos creativo” potevano tenere in piedi. Ma, per fortuna, il post-totem si è rivelato un post-mortem vitale. Un po’ per distruzione creatrice, un po’ per selezione naturale, ognuno si è lanciato a fare quello che più gli piaceva: chi comunicazione, chi giochi, chi giornalismo. Una diaspora che ha mandato in fumo l’utopia di un’agenzia poliedrica, trasversale, ma conserva (si spera) tutta la spinta etica, la curiosità, il rigore, di Franco.

Beautiful LabInsieme ad altri tre impavidi “soci”, io mi sono buttato dalla parte del giornalismo. Abbiamo tirato su una cooperativa (Effecinque/Refreshing Journalism – dal tasto F5 della tastiera con cui si aggiorna una pagina web) che lavora su formati e prodotti giornalistici innovativi. Grazie alla lungimiranza di Sky.it, siamo già partiti con il botto: la serie Beautiful LAB e il progetto News in Motion che stiamo portando avanti con Tiwi. Bene, è solo un primo assaggio di quello che ci piacerebbe fare.

Nel frattempo, con Raffaele abbiamo iniziato a lavorare su un altro progetto che ci ha fatto girare in lungo e in largo per il mondo, fatto conoscere persone che ci piacerebbe ce ne fossero di più anche in Italia: un libro – non accademico, non pessimistico – sulle persone e i progetti che stanno provando ad inventare il giornalismo del millennio digitale. Dovrebbe uscire nei primi mesi del 2011 in una bella collana di un importante editore italiano. Dovrebbe, perché un libro è davvero una gran fatica e ancora ci stiamo lavorando su…

Io al Green Templeton College

A fine settembre, poi, ho dovuto di nuovo premere il tasto F5 della mia vita… Di nuovo valigie, pacchi, cambio destinazione. Fino al prossimo aprile sarò un Journalist Fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford. Un ambiente eccezionale: vai ad un seminario e accanto ti si siede John Lloyd; lunedì prossimo arriva Manuel Castells; visite al quartier generale di Al Jazeera, della BBC, etc… Poi c’è tutto il contesto informale, che rende ancora più unica questa esperienza: entri nella cucina del college e trovi tizi che litigano sulla morfologia del verbo; alle feste conosci giovanissimi ingegneri italiani che lavorano sulle reti di nuove generazioni con colleghi dello Sri Lanka; la sera con i compagni del Nooc capita di discutere di diritto d’asilo internazionale e, quando arriva il turno dell’Italia, al solito devo nicchiare (perché magari della Bossi-Fini ne sanno più loro), oltre che vergognarmi un po’ (ormai non ci crede più nessuno all’alibi dell’io non ho mai votato Berlusconi – visti da fuori siamo tutti complici). Anyway, va bene così, prima o poi riusciremo a far premere F5 anche al nostro paese…

Sei mesi con un Kindle

maggio 15, 2010 alle 3:50 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo, Media | 16 commenti

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto di sabato 15 Maggio

Per un mese è rimasto lì, sulla mensola a prendere polvere insieme agli altri libri. La sbornia iniziale era durata poco. Giusto il brivido di acquistare un romanzo non ancora tradotto in Italia, abbonarsi in prova a qualche quotidiano, ammirare le copertine vintage con Emily Dickinson e John Steinbeck quando va in stand-by.

L’euforia da novità  è passata nel giro di qualche settimana. Alla fine non era vero che potevi scaricarti tutte i libri che volevi il giorno stesso dell’uscita negli Usa (tanti editori non rilasciano la Kindle Edition per il mercato europeo). E poi non è che sia così comodo sfogliare un quotidiano o un settimanale su uno schermo da sei pollici: non ci sono immagini a colori, si perde la dimensione grafica della pagina (gli articoli sono accessibili solo da un lungo elenco mal formattato) e poi bisogna familiarizzare con le odiose “locations” (dopo secoli di editoria, Amazon ha deciso che i numeri della pagine non servivano più, potevano benissimo essere sostituiti da una nuova unità di misura di cui, ancora oggi, non capisco il senso).

Quanto è bastato perché  il Kindle finisse dimenticato su una mensola.

Continue Reading Sei mesi con un Kindle…

Chatroullete – All’improvviso uno sconosciuto

febbraio 24, 2010 alle 11:12 pm | Pubblicato su Il nuovo mondo | 9 commenti

Nell’ultimo numero di Chips&Salsa – Il Manifesto abbiamo fatto uno specialone (tra il serio, l’inquietante e il divertito) su Chatroulette.

Oltre al mio articolo, abbiamo chiesto: ad Alberto Piccinini di raccontarci una sua incursione notturna sul sito; a Jonah Lehrer una lettura psicologica del fenomeno; a Giovanna Cosenza una considerazione sul dibattito che circonda la rete in Italia; mentre la mia collega Carola ha parlato degli altri servizi di speed-dating online.

Qui il FILE PDF con tutti gli interventi. Di seguito il mio articolo introduttivo.

APPUNTAMENTO AL BUIO IN VIDEO-CHAT
All’improvviso uno sconosciuto
Dalla Russia con furore arriva Chatroulette, l’anti-Facebook creato per gioco da un ragazzo di 17 anni. Un sito di videochat per incontri ravvicinati del terzo tipo. Fugaci, anonimi e del tutto casuali.

Ora su Internet chiunque sa che sei un cane
di Nicola Bruno

Nel 1993 il settimanale The New Yorker pubblicò un vignetta destinata a diventare di culto negli anni a venire. Si vedevano due cani di fronte a un computer e uno diceva all’altro: «Su internet nessuno sa che sei un cane». Erano gli anni delle prime chat anonime e i colonizzatori di questa nuova frontiera digitale non davano certo il meglio di sé. Anzi.

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