La terza cultura di Joi Ito

novembre 28, 2008 alle 12:34 am | Pubblicato su Il nuovo mondo | Lascia un commento

Oggi giornata tourbillon a Milano, di quelle che “ad organizzarle non riuscirebbero mai”, come mi ha detto a fine serata Maria Grazia Mattei (la mente vulcanica che sta dietro a Meet The Media Guru).

joi_assummaIniziata con un faccia a faccia tra Joi Ito (Creative Commons) e Giorgio Assumma (Siae), ben moderati da Massimo Micucci di Reti. Un dibattito utile e produttivo, se non altro per la Siae che, almeno a parole, si è dimostrata molto sensibile al tema delle nuove licenze online; anche se poi non hanno affatto le idee chiare sulle possibili soluzioni.

A dirla tutta, la posizione di Assumma mi è sembrata: vorremmo tanto permettere ai nostri iscritti di scegliere l’opzione CC per alcuni canali (ad esempio il web), ma per ora non possiamo (perché siamo ostaggio degli autori che incassano gran parte della torta dei diritti).

Foto di Joi Ito da Flickr

Durante l’incontro, è stato presentato un interessante studio di Gpf (di cui parla Anna Masera sul suo blog) sull’atteggiamento degli utenti italiani riguardo al copyright. Tra i tanti dati, mi ha colpito questo: solo il 19% degli internauti conosce le licenze Creative Commons. Segno che la strada da fare è ancora tanta.

Ad ogni modo, la Siae ha invitato il gruppo italiano CC (coordinato da Juan Carlos De Martin) ad andare a trovarli più spesso. Lo scoglio maggiore è trovare una distinzione efficace tra “commerciale” e “non commerciale”. Vedremo…

La giornata è poi continuata: Maria Grazia (che è una vera forza del networking estemporaneo e dello scambio di idee) ci ha portato a pranzo con Joi, poi in giro per Milano e infine ad un’incontro con manager che sono rimasti letteralmente esaltati dalla sua presentazione (non l’avrei mai detto appena entrato in sala).

Durante la giornata, ho parlato con Ito di Drm e freeconomics, di citizen journalism (Joi è nel board di Global Voices e Witness, e decine di altre start-up) e della crisi del giornalismo su carta. Oltre che essere competente a 360 gradi, Ito è la classica persona con una visione chiara del futuro. Forse perché è un ibrido in tutto: vive il 50% in Giappone e il 50% in Silicon Valley; è ottimista ma realista; imprenditore ma convinto che l’innovazione arrivi solo dalla shared-economy; consapevole dei problemi tecnologici ma anche delle battaglie politiche che bisogna portare avanti; un pionere (usa Internet dal 1984) capace di scoprire sempre dove c’è del nuovo (come fa? “Investo solo in start-up di cui utilizzo già i servizi”). La perfetta sintesi di quella terza cultura di cui c’è bisogno per far crescere la rete.

Annunci

La follia di re Yang

novembre 19, 2008 alle 8:28 pm | Pubblicato su Media, Tecnologia | Lascia un commento

Dico subito che a me Yang stava molto simpatico. Nei 17 mesi da Ceo, ha fatto bene a spingere per un riposizionamento tecnologico della sua creatura (potenziamento e apertura della piattaforma): sul lungo periodo avrebbe pagato.

Eppure non ha saputo per nulla gestire il tracollo finanziario, come sottolineva l’Economist già una settimana fa. Le sue dimissioni sono un po’ la fine di un sogno o, a seconda dei punti di vista, di una follia: la tecnologia come motore dell’innovazione, capace di cavalcare il mondo della finanza, senza subirla.

Di seguito, una riflessione su Yahoo! e il post-Yang, uscita oggi su il manifesto

Yahoo! fine del sogno
Jerry Yang lascia la poltrona di amministratore delegato. Microsoft ritorna alla carica?
Nicola Bruno

Diciassette mesi trascorsi sulla poltrona più bollente della Silicon Valley «tra non poche distrazioni e sfide» (così recita il comunicato stampa ufficiale nel suo freddo burocratese). E un chiodo fisso: difendere a denti stretti l’indipendenza della società da lui fondata nel 1994, anche a costo di trasgredire i diktat degli analisti di Wall Street che caldeggiavano il più comodo matrimonio con Microsoft.
Di certo il coraggio e la coerenza non hanno fatto difetto a Jerry Yang che ieri ha detto addio alla poltrona di amministratore delegato di Yahoo!, colosso del web di stanza a Sunnyvale (California), sulla quale era tornato nel giugno 2007 nel tentativo di rincorrere Google che stava prendendo il largo nel mercato della pubblicità online.

Continue Reading La follia di re Yang…

Riecco l’ebook

novembre 10, 2008 alle 1:41 pm | Pubblicato su Media, Tecnologia | 5 commenti

books_burningGrazie ad Antonio Tombolini, Luca Calcinai e Luigi aka Shinken (tabacchino-bibliofilo di Genova), ho testato alcuni e-reader che sono attualmente commercializzati in Italia. Per la precisione l’iLiad, il DR 1000 e il Cybook.

Nonostante le tante limitazioni (usabilità, formati), ero quasi tentato dal comprarne uno (il piccolo e comodissimo Cybook): la leggibilità è perfetta e poi la possibilità di portarsi decine di libri in giro su un unico dispositivo è allettante.

Ma poi mi sono detto: per leggerci cosa? In Italia non c’è ancora nessun mercato degli ebook o dei quotidiani elettronici. E per ora gli editori si guardano bene dal farne crescere uno. Come dire: niente a che vedere con quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove, come ci racconta Virginia Heffernan in questa bella recensione di Kindle pubblicata sul NYT, il consumo dei libri sta effettivamente cambiando.

Ne parlo nell’articolo pubblicato su Chips&Salsa/il manifesto di sabato 8 novembre.

Foto da Flickr: On Fire di Adriano Galante

Riecco l’ebook

Dopo 20 anni di insuccessi, l’industria tech ci riprova. Nuovi dispostivi di lettura promettono di rivoluzionare il mercato. Ma gli editori impongono i lucchetti e in Italia non mettono a disposizione i cataloghi.

Continue Reading Riecco l’ebook…

I giornali sono morti?

novembre 6, 2008 alle 4:00 pm | Pubblicato su Media | 1 commento
People are waiting on line for a copy of today’s paper, at the New York Times Building on 40th Street in midtown // NYC

People are waiting on line for a copy of today’s paper, at the New York Times Building on 40th Street in midtown // NYC

Sembrava di si… Poi arrivano queste immagini che farebbero pensare il contrario. Ma forse è solo un’operazione nostalgia per un media destinato a diventare souvenir.


Blog su WordPress.com.
Entries e commenti feeds.