E’ davvero collettiva l’intelligenza del web 2.0?

ottobre 27, 2006 alle 9:35 am | Pubblicato su parole 2.0 | 2 commenti

Mio articolo pubblicato oggi su apogeonline.

La questione della partecipazione online è spesso sopravvalutata (e data per scontata). Cosa si può fare per incentivare la diversity e un maggiore coinvolgimento degli utenti?

Se lo chiede anche Scoble in questo post sull’engagement.

Parole 2.0: Homophily e Serendipity

ottobre 18, 2006 alle 3:34 pm | Pubblicato su parole 2.0 | 3 commenti

Social Software (IBM)Anche sul web sociale lo spirito di gruppo viene prima di tutto. Tendiamo cioè a consultare i blog e prendere parte a network di persone che hanno i nostri stessi interessi. Per spiegare questo fenomeno i sociologi parlano di homophily: si tratta di un comportamento determinato non solo dalla comunanza di interessi, ma anche da fattori demografici e, soprattutto, dalle esperienze condivise.
Su O’Reilly Radar Nat Torkington prova ad espandere il concetto di homophily al social networking e ai software automatizzati che prevedono i gusti degli utenti (per raccomandare notizie , risorse audio, amicizie).

Internet can lower the costs of finding people like you. But homophily raises the question for social software designers of how much they should encourage homophily and how much they want to mix it up. (…)
Designers first need to decide whether homophily is a a feature or a bug. Life is easy when you’re unchallenged

Se a livello aziendale sta diventando sempre più centrale il valore opposto, la diversity, come si può rompere il circolo vizioso della homophily sul web, il cui rischio intrinseco è l’omogenizzazione di gusti, interessi, conoscenze? Torkington suggerisce ai progettisti di software sociale di riabilitare la serendipity attraverso strumenti capaci di “sorprendere” gli utenti.
E cioè, da una parte, diventare sempre più precisi nel profilare le preferenze, e, dall’altra, favorire una navigazione pivotal: “tags, top ten lists, and Flickr’s interestingness measure are all ways to break people out of whatever group they’re in and take them to something new”. Quello che Ross Mayfield chiamaHuman Power Serendipity“.

Link:
Why Everyone You Know Thinks The Same As You – Washington Times
Homophily and social software design – O’Reilly Radar
Human Powered Serendipity – Ross Mayfield Blog

Ue, stesse regole della Tv per i video online

ottobre 17, 2006 alle 11:53 am | Pubblicato su Media | Lascia un commento

Viviane Reding
Sta facendo già discutere un recente progetto del Commissario Ue ai Media, Viviane Reding, a dir poco confuso. Secondo quanto riporta The Times, l’Unione Europea vorrebbe estendere le attuali regolamentazioni per il broadcasting anche ad Internet (sia fisso che mobile). Si tratterebbe di un set minimo di standard legislativi per quanto riguarda la pubblicità, la protezione dei bambini, il linguaggio offensivo.
Niente di contrario in merito, ma come ha ben sottolieato il Ministro inglese alle Creative Industries and Turism, Shaun Woodward:

“video clips uploaded by someone is not television. YouTube and MySpace should not be regulated”.

Anche perchè sarebbe davvero un’impresa madornale riuscire a regolamentare l’attuale giungla dei video online, considerato che siamo solo ai primi stadi di un fenomeno che ancora non ha un’identità e format precisi. E che, soprattutto, sta crescendo proprio in forza dell’ampio margine di libertà di espressione (ancora) a disposizione.

UPDATE: Altro che Europa… in Cina vietano la satira su YouTube…

Le sette vite della Reuters

ottobre 16, 2006 alle 2:21 pm | Pubblicato su Media | Lascia un commento

Reuters - Second Life

Ecco una bella risposta ai polverosi discorsi su vecchi e nuovi modi di fare informazione.
Come spiega bene oggi il New York Times, qui il reporter è reale mentre il mondo che copre no.
Esperimento interessante: ribalta, rimescolandole, un bel po’ di categorie stantie (reale-virtuale); dimostra come una grande old-company sia capace di rinnovarsi.

E siamo solo alla “seconda vita” della Reuters. Ne restano ancora altre cinque.

Giornalismo, la ricetta di Winer

ottobre 16, 2006 alle 11:15 am | Pubblicato su Media | 2 commenti

Secondo Dave Winer, il giornalismo non è una sinfonia. Piuttosto, “it’s like cooking dinner”. Tra dieci anni la sua variante distribuita diventerà la norma: chiunque manipolerà le notizie a diversi livelli (scrittura, segnalazione, distribuzione). Come chiunque, pur non essendo un cuoco, è capace di prepararsi la cena.

I’m totally sure this will have turned out to be the way it went. In ten years news will be gathered by all of us. The editorial decisions will be made collectively, and there will be people whose taste we trust who we will turn to to tell us which stories to pay attention to. Instead of three of these, there will be thousands if not tens of thousands. One for every political persuasion, one for every mood, demographic, age range, maybe even by geography. The role of gatekeeper will be distributed, as will the role of reporter. Very few people, if any, will earn a living doing this, much as most of us don’t earn a living by cooking dinner, but we do it anyway, cause you gotta eat.

Change comes slowly but change comes.

Via Nicholas Carr

Not a project

ottobre 14, 2006 alle 1:23 pm | Pubblicato su Media | Lascia un commento

“Blogging is a condition, an a priori of today life. It’s not a program, not a project”.

Geert Lovink

Geert Lovink, a Napoli per Understanding new media

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